Referendum abrogativo: istruzioni per l’uso

Foto di Niccolò Caranti [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
Foto di Niccolò Caranti [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Il 17 aprile scorso gli Italiani sono stati chiamati alle urne per esprimere il proprio voto su un referendum abrogativo. Senza entrare nel merito del quesito oggetto del referendum, cerchiamo di tracciare alcuni punti fermi sul meccanismo dell’istituto e sui suoi effetti.

Il referendum abrogativo è un istituto di partecipazione popolare previsto in Italia dall’art. 75 della Costituzione (e disciplinato dalla legge n. 352 del 1970) e che consente di “deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”.

In altre parole, i cittadini sono chiamati a decidere se una determinata legge, o una o più disposizioni contenute in una legge debbano essere abrogate oppure restare in vigore.

Dal referendum abrogativo sono escluse alcune materie elencate nell’art. 75 della Costituzione (“leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”). La Corte costituzionale ha inoltre sancito che tali limiti espressi debbano essere integrati con ulteriori limiti ricavabili in “applicazione delle norme o dei principi di ordine costituzionale”.

La proposta di referendum abrogativo deve essere sottoscritta da 500 mila elettori o, in alternativa, promossa da almeno 5 consigli regionali (come avvenuto per il referendum del 17 aprile 2016).

La proposta deve quindi essere depositata presso l’Ufficio centrale per i referendum per un primo controllo di legittimità, sulla regolarità del procedimento , sulle sottoscrizioni e sulla formulazione del quesito.

Se il primo controllo ha avuto esito positivo, la proposta di referendum dovrà essere valutata anche dalla Corte costituzionale, che dovrà giudicarne l’ammissibilità. La Corte costituzionale, cioè, dovrà verificare se il referendum riguarda una delle materie “vietate” e, in quest’ultimo caso, dovrà dichiarare l’inammissibilità del referendum.

Se invece il referendum è giudicato “ammissibile”, gli elettori saranno convocati per esprimere il proprio voto.

Affinché la consultazione sia valida (e, quindi, abbia effetto) è necessario che voti almeno la metà più uno degli aventi diritto. Questa previsione (il cd. “quorum” strutturale), è stata inserita nella Costituzione dopo lunga discussione tra chi era favorevole e chi era contrario con la finalità di impedire che un ridotto numero di elettori potesse “cancellare” una legge approvata dal Parlamento.

Gli elettori possono scegliere se votare “Sì” e chiedere quindi l’abrogazione della legge (o delle disposizioni) oggetto del referendum, oppure votare “No” per opporsi all’abrogazione.

Nel caso in cui il referendum sia valido (e quindi il quorum sia superato) e vincano i “Sì”, la legge (o le singole disposizioni) sarà abrogata e cesserà di essere efficace.

In caso di vittoria dei “No”, invece, la legge resterà in vigore e non potrà essere proposto un referendum avente il medesimo oggetto per i cinque anni successivi.

Qualche informazione in più:

Il divieto di ripresentare per cinque anni un referendum “bocciato”, però, vale solo nel caso in cui sia stato raggiunto il “quorum” strutturale. Altrimenti, com’è già avvenuto in passato (1999-2000), il quesito può essere immediatamente riproposto. L’astensione non è dunque equiparata al “No” e se ne differenzia negli effetti. D’altra parte il voto – anche quello per i referendum – costituisce un “dovere civico” come sancito dall’art. 48 della Costituzione.

Il referendum abrogativo è solo uno dei referendum previsti dalla Costituzione. Uno degli altri referendum è previsto nei casi di revisione della Costituzione stessa o di approvazioni delle leggi costituzionali. Anche se i due procedimenti referendari sono piuttosto simili tra loro, si differenziano su aspetti molto significativi (ad esempio, per il referendum sulle riforme costituzionali non è previsto il “quorum” strutturale).

Il Parlamento ha recentemente approvato una proposta di revisione della Costituzione che modifica – tra le altre cose – il referendum abrogativo, prevedendo un quorum minore (metà più uno dei votanti nelle ultime elezioni) se la richiesta è presentata da 800 mila elettori. Tale modifica entrerà in vigore se la proposta di revisione (che quasi certamente sarà sottoposta a referendum costituzionale) sarà approvata dai cittadini.

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