Elezioni amministrative: un vademecum per votare

fac_similie_scheda_2015Il prossimo 5 giugno 2016 più di 13 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per eleggere i sindaci e i consiglieri comunali in oltre 1.300 comuni italiani (compresi alcuni comuni delle regioni autonome Friuli Venezia-Giulia, Sardegna e Sicilia per i quali si applicano regole in parte diverse). In particolare, le elezioni amministrative si terranno a Roma e in altre sei città capoluogo di regione, espressamente, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari e Trieste. I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle 23* e l’eventuale turno di ballottaggio si terrà il 19 giugno 2016.

La legislazione elettorale di comuni, province e città metropolitane, secondo quanto previsto dall’art. 117, secondo comma lett. p) della Costituzione, è materia di competenza esclusiva dello Stato. Ciò significa che le modalità di elezione di tali organi di governo sono rimesse unicamente alla disciplina dettata dal legislatore statale.

La normativa attualmente in vigore per l’elezione dei comuni è contenuta nel Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (d.lgs 18 agosto 2000, n. 267).

Secondo tale legge hanno il diritto di votare (cd. elettorato attivo) e di candidarsi (cd. elettorato passivo) alle elezioni amministrative tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età (18 anni). La norma, in attuazione del diritto dell’Unione europea, estende l’elettorato attivo e l’elettorato passivo a tutti i cittadini non italiani dell’Unione europea. Per esercitare tale diritto di voto essi devono presentare una domanda per l’iscrizione nell’apposita lista elettorale aggiunta, dichiarando la cittadinanza, la residenza e l’indirizzo nello stato di origine e la richiesta di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente del comune.

Il Testo unico individua inoltre differenti formule elettorali e, dunque, diverse modalità di voto, in base alla popolazione di ciascuna realtà amministrativa interessata.

Nello specifico, il decreto legislativo distingue le elezioni dei comuni più popolosi rispetto a quelli di dimensione inferiori:

  • Comuni con oltre 15.000 abitanti

All’elettore viene fornita un’unica scheda per eleggere sia il sindaco sia il consiglio comunale.

La scheda è infatti suddivisa in due parti: da un lato sono indicati i nominativi dei candidati alla carica di sindaco, al fianco dei quali appaiono le liste ad essi connesse, con un apposito spazio per indicare, se il cittadino lo ritiene, fino a due voti di preferenza per i consiglieri comunali.

L’elettore potrà quindi votare tracciando un segno che manifesti in modo evidente ed univoco la propria volontà, senza però rendersi riconoscibile (ad esempio firmando la scheda), pena l’annullamento del voto.

In particolare, il cittadino potrà:

  • votare solo il candidato sindaco;
  • esprimere il voto unicamente nei confronti di una lista, attribuendo così indirettamente il consenso anche al candidato sindaco ad essa collegato;
  • scegliere sia il candidato sindaco, sia la lista che preferisce tra quelle ad esso connesse;
  • oppure, votare il candidato sindaco e una lista ad esso non collegata, esprimendo così il voto disgiunto.

L’elettore può esprimere un voto di preferenza per uno o due candidati consiglieri della lista votata, purché siano tra loro di genere diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza (ai sensi dell’art. 2 della legge 215 del 2012). Le preferenze devono essere espresse scrivendo in modo comprensibile il nominativo del candidato negli appositi spazi stampati al lato del simbolo della lista di appartenenza.

Per essere eletti alla carica di sindaco occorre conseguire la maggioranza assoluta dei voti validi (che consiste nel 50% più uno dei voti). Nel caso in cui nessuna lista raggiunga tale soglia, l’elezione del sindaco è posticipata al turno di ballottaggio, a cui partecipano esclusivamente i due candidati più votati al primo turno.

I seggi consiliari sono ripartiti in maniera proporzionale tra le coalizioni (cd. “gruppi di liste”) e le singole liste. Esiste però un premio di maggioranza che può essere attribuito alla coalizione che sostiene il candidato eletto (in caso di elezione al primo turno, se supera il 40%, mentre in caso di ballottaggio il premio è attribuito a prescindere dalla percentuale ottenuta; in ogni caso il premio di maggioranza non si applica se una coalizione o una lista avversaria ha ottenuto, al primo turno, almeno il 50% più uno dei voti validi).

In caso di applicazione del premio di maggioranza, la ripartizione avviene in questo modo: il 60% dei seggi è attribuito alle liste che sostengono il candidato eletto, che può così contare su una sicura maggioranza all’interno del consiglio, mentre il restante è ripartito tra le liste di opposizione in modo proporzionale ai consensi ottenuti.

Le liste che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 3% dei consensi non partecipano alla ripartizione dei seggi. Qualora, però, facciano parte di una coalizione che abbia complessivamente superato detta percentuale, partecipano anch’esse alla ripartizione, nonostante singolarmente abbiano ottenuto una percentuale di consenso inferiore al 3%.

  • Comuni fino a 15.000 abitanti

Per i comuni di dimensioni inferiori, invece, il voto è previsto in unico turno. Ciò significa che viene eletto sindaco il candidato che ottiene più voti, indipendentemente dal raggiungimento di una soglia minima di consensi. In queste votazioni il ballottaggio non è dunque previsto, salvo l’improbabile circostanza in cui si verifichi una parità di voti tra i candidati in corsa.

Ciascun candidato sindaco è collegato ad una sola lista elettorale, per cui il voto si esprime tracciando un segno o direttamente sul nominativo del candidato stesso o sul simbolo della lista ad esso connesso (attribuendo così indirettamente il consenso anche al candidato sindaco ad essa apparentato), senza possibilità di esprimere il voto disgiunto.

Nei comuni che superano i 5.000 abitanti è data facoltà all’elettore di esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati al consiglio comunale della lista connessa al sindaco votato, purché siano tra loro di genere diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Nei comuni fino a 5.000 abitanti, invece, l’elettore può esprimere esclusivamente una sola preferenza, indicando il nominativo negli appositi spazi lasciati al lato del simbolo della lista votata (questo limite non vale per i comuni del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia).

Il candidato che consegue il maggior numero di preferenze viene eletto e con esso anche i due terzi dei consiglieri candidati nella lista ad esso collegata, garantendogli così una maggioranza sicura all’interno del consiglio. La rimanente quota di seggi viene invece ripartita tra le liste di minoranza in modo proporzionale rispetto ai voti ricevuti.

Qualche pillola in più:

  • Per essere ammessi alle votazioni, ciascun elettore deve mostrare un proprio documento di identificazione, rilasciato da una pubblica amministrazione e munito di foto. Inoltre il cittadino deve portare con sé la propria tessera elettorale personale, valida per 18 consultazioni, senza la quale non potrà votare. Colui che si presenterà al seggio non munito di questa tessera può però recarsi all’Ufficio elettorale del proprio comune per farsene dare un duplicato: gli uffici, per legge, devono infatti rimanere aperti durante le giornate di voto.
  • Il 5 giugno si voterà anche per i consigli circoscrizionali (comunemente detti quartieri): l’art. 17 del d.lgs. 267/2000 prevede, infatti, che i comuni con più di 250.000 abitanti provvedano a dividere il territorio comunale in circoscrizioni di decentramento, le cui modalità di votazione sono affidate dalla legge allo statuto comunale; in mancanza di una previsione statutaria, però, si applicano le norme relative ai comuni con più di 15.000 abitanti.
  • Le regioni a statuto speciale applicano le disposizioni contenute nel Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, salvo incompatibilità con le attribuzioni previste dai singoli statuti o dalle relative norme di attuazione. In materia elettorale, ad esempio, il Friuli Venezia Giulia deroga alle norme contenute nel d.lgs. 267/2000, applicando la legge regionale 5 dicembre 2013, n. 19 che, tra le altre differenze rispetto alla normativa ordinaria, non consente il voto disgiunto nei comuni più popolosi della regione.

* In Friuli Venezia-Giulia era previsto che i seggi fossero aperti dalle 8 alle 22. Tuttavia, con legge regionale del 20 maggio 2016, n. 8, l’orario di apertura è stato esteso e adeguato a quello previsto per i comuni di tutte le altre Regioni (7-23).

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