Il referendum costituzionale in pillole

Proseguiamo con la rubrica dedicata all’attuale riforma costituzionale, iniziata lo scorso mercoledì: ci occupiamo oggi del referendum costituzionale.

maria

Il referendum costituzionale è un istituto di democrazia diretta, che rappresenta la fase eventuale del procedimento di revisione costituzionale. Come si è detto nel post precedente, infatti, il referendum può essere richiesto solo se la legge di revisione costituzionale è stata approvata senza il voto favorevole dei 2/3 dei parlamentari, ma almeno con la maggioranza assoluta degli stessi.

La richiesta referendaria, oltre che da cinquecentomila elettori e/o cinque consigli regionali, può essere presentata anche da 1/5 dei membri di ciascuna Camera, a differenza di quanto previsto per il referendum abrogativo (art. 75 Cost.).

Il referendum costituzionale, disciplinato dall’art. 138 della Costituzione e dalla legge n. 352/1970, può essere inteso quindi quale strumento che i Padri costituenti hanno introdotto per garantire e tutelare le minoranze; nulla vieta, però, che la stessa maggioranza che ha approvato la riforma decida di sottoporre il progetto di revisione all’elettorato a fini confermativi.

La richiesta di consultazione referendaria va presentata all’Ufficio centrale per il referendum, un organo costituito presso la Suprema Corte di cassazione e composto dai tre presidenti di sezione più anziani e dai tre consiglieri più anziani di ciascuna sezione.   Questo ufficio svolge un ruolo fondamentale, che consiste nel verificare la legittimità della richiesta referendaria, ossia la sua conformità all’art. 138 Cost. e alla legge: la pronuncia in merito deve avvenire entro trenta giorni dalla presentazione del quesito.

Se l’Ufficio centrale dichiara la legittimità della richiesta, il Presidente della Repubblica dovrà indire il referendum, che si svolgerà in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione.

La votazione per il referendum si svolge a suffragio universale e vi partecipano tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni (inclusi gli italiani residenti all’estero).

La legge di revisione costituzionale si considera approvata se il numero dei voti favorevoli supera il numero dei voti contrari: in questo caso, essa viene promulgata dal Presidente della Repubblica.

L’elettore avrà davanti un’alternativa secca: approvare (votare Sì) o non approvare (votare No) la legge di revisione costituzionale.

La formulazione della domanda oggetto del referendum è fondamentale: il quesito deve  riguardare la riforma nel complesso oppure i cittadini possono esprimersi sulle singole modifiche alla Costituzione previste dalla riforma?

Tale problematica riguarda anche il referendum costituzionale richiesto sulla riforma Renzi-Boschi, sul quale saremo chiamati a votare il prossimo ottobre.

Il 12 aprile 2016 si è conclusa, infatti, la fase parlamentare del procedimento di approvazione della legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi in Parlamento: la Camera dei Deputati ha dato il via libera alla riforma con 361 voti a favore e 7 voti contrari, pari circa al 57% dei deputati. Al Senato nella seconda votazione del 20 gennaio 2016 la riforma era stata approvata con 180 voti favorevoli e 112 contrari pari, anche in quel caso, circa il 57% dei senatori. Non essendo però stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, è stata avanzata richiesta di referendum sulla riforma da due diversi schieramenti politici: l’opposizione (Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord e Sinistra Italiana), che ha depositato le firme di 166 deputati, e la stessa maggioranza parlamentare, che ha raccolto 237 firme.

La riforma, che modifica 47 articoli della Carta costituzionale, interviene su molti temi (fine del bicameralismo perfetto; Senato dei 100; elezione del Presidente della Repubblica; Titolo V; giudizio preventivo sulle leggi elettorali; abolizione del CNEL e delle Province; referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare, ecc.) che verranno analizzati in modo specifico nei prossimi post.

Proprio a fronte della pluralità delle parti modificate dalla riforma costituzionale, il “fronte del NO”, che ritiene che il referendum debba permettere ai cittadini di comprendere puntualmente il tenore della revisione in atto, sta valutando se depositare presso l’Ufficio centrale uno o più quesiti (presumibilmente tra quattro e sei) per “spacchettare” l’oggetto del referendum, scomponendolo nelle diverse aree tematiche della riforma. Tale opzione si scontra, tuttavia, con la storia del referendum costituzionale in Italia, che è sempre stato formalizzato in un unico quesito.

Diversamente, la maggioranza, condividendo la tesi secondo cui l’elettore deve valutare e votare la riforma nel suo significato complessivo e organico giacché le parti della stessa sono tra loro tutte collegate, ha proposto un quesito unico sull’intero progetto di revisione costituzionale.

Il referendum che si terrà a ottobre sarà la terza consultazione popolare di questo tipo nella storia della Repubblica Italiana, dopo quella del 2001 (in cui prevalsero i Sì alla riforma) e quella del 2006 (in cui invece prevalsero i No).

Si dovrà attendere la verifica di legittimità dell’Ufficio centrale per il referendum per sapere quale o quali saranno i quesiti su cui l’elettore sarà chiamato a votare.

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