La riforma Renzi-Boschi in pillole

Dopo i due post sulla revisione costituzionale e sul relativo referendum, oggi introduciamo la riforma Renzi-Boschi. Seguiranno nelle prossime settimane post di approfondimento sulle singole aree tematiche oggetto di revisione.

Prima di entrare nello specifico, ci teniamo a precisare che Pillole Ricostituenti non si schiera né per il Sì né per il No alla riforma.

Il nostro intento infatti è quello di spiegare i contenuti della legge di revisione costituzionale, per permettere ai cittadini di arrivare informati e consapevoli al momento della consultazione referendaria.

Per questo, se leggendoci giungerete alla conclusione di andare a votare al referendum in favore o contro la riforma, il nostro merito sarà solo quello di averla spiegata e di aver risvegliato in qualcuno di voi, almeno così ci auguriamo, il senso del dovere di voto.

Lasciamo a voi il compito di formarvi un’opinione sulla legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi e di andare a votare di conseguenza.

***

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Il disegno di legge di revisione costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” è stato presentato al Senato della Repubblica dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi l’8 aprile 2014.

Il testo della riforma (modificato rispetto a quello originariamente proposto dal Governo)  è stato approvato una prima volta dal Senato l’8 agosto 2014.

La Camera dei Deputati ha apportato a sua volta delle modifiche con la votazione del 10 marzo 2015.

Con la delibera del 13 ottobre 2015, il Senato è nuovamente intervenuto sul disegno di legge, introducendo nuovi emendamenti.

L’11 gennaio 2016 la Camera ha confermato la riforma senza ulteriori modifiche.

Approvato quindi un testo identico da entrambe le Camere, per ciascuna di esse è iniziato il periodo di (almeno) tre mesi di pausa di riflessione a partire dalla data della relativa votazione: per il Senato il conteggio è iniziato il 13 ottobre 2015, per la Camera l’11 gennaio 2016.

Infine, decorso il periodo di pausa, con le seconde votazioni del 20 gennaio 2016 al Senato e del 12 aprile 2016 alla Camera si è concluso l’iter di approvazione in Parlamento. Nella seconda deliberazione la maggioranza raggiunta è stata pari in entrambe le Camere a circa il 57% dei loro membri.

Dal momento che non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, che avrebbe portato alla diretta entrata in vigore della riforma, dal 15 aprile 2016, data della pubblicazione della legge di revisione costituzionale sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ha cominciato a decorrere il periodo di ulteriori 3 mesi per richiedere il referendum costituzionale. La richiesta di svolgere la consultazione referendaria è stata effettivamente avanzata tanto dalla maggioranza, quanto dall’opposizione. Entrambi gli schieramenti politici hanno depositato le firme necessarie, cioè almeno di un quinto dei membri di una Camera, all’Ufficio centrale per il referendum; pertanto il referendum si svolgerà probabilmente nel prossimo mese di ottobre.

Come già abbiamo ricordato, la riforma interviene su 47 articoli della Costituzione, tutti contenuti nella Seconda Parte della stessa[1].

Cosa cambia nello specifico?

Per rispondere a questa domanda, occorre dividere la legge di revisione nelle seguenti aree tematiche, la cui trattazione dettagliata sarà affidata a post successivi:

  1. Superamento del bicameralismo perfetto: con la riforma la Camera dei Deputati diventerebbe l’unica camera eletta a suffragio universale dai cittadini e titolare del rapporto di fiducia con il Governo. Spetterebbe alla Camera dei Deputati l’esercizio della funzione legislativa in quasi tutte le materie.
  2. Senato dei 100: il Senato diventerebbe un organo di rappresentanza delle autonomie territoriali e di raccordo tra i Comuni, lo Regioni, lo Stato e l’Unione europea. Ridotto nel numero dei senatori da 315 a 100, esso sarebbe composto da 95 rappresentanti delle istituzioni territoriali e 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per 7 anni (spariscono i senatori a vita, con permanenza di quelli già in carica al momento dell’eventuale entrata in vigore della riforma); i senatori continuerebbero a godere dell’immunità nell’esercizio delle loro funzioni. Il nuovo Senato parteciperebbe al procedimento legislativo solo in un limitato numero di materie (per esempio in tema di revisioni costituzionali o di legge elettorale) e potrebbe esprimere pareri non vincolanti sui progetti di legge della Camera dei Deputati.
  3. Modifiche al procedimento legislativo e alla decretazione urgenza (e ai rapporti tra Governo e Parlamento): verrebbe introdotta per il Governo la possibilità di chiedere al Parlamento un’accelerazione nei tempi di approvazione di una legge. Nello stesso tempo, il nuovo testo della Costituzione sembra restringere le possibilità del Governo di approvare decreti legge, recependo così le indicazioni date negli anni dalla Corte costituzionale.
  4. Modifiche agli strumenti di democrazia diretta: verrebbe aumentato il numero dei cittadini (da 50 mila a 150 mila) richiesti per la petizione (l’istituto cioè attraverso il quale i cittadini partecipano al procedimento legislativo proponendo disegni di legge al Parlamento) e verrebbero apportate modifiche anche a procedimento e quorum del referendum abrogativo.
  5. Modifiche alle modalità di nomina delle cariche elettive, soppressione del CNEL: cambierebbero le modalità di elezione del Presidente della Repubblica e di nomina dei giudici della Corte costituzionale. Sarebbe soppresso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
  6. Modifiche al Titolo V della Costituzione: verrebbe modificata nuovamente la divisione di competenze legislative tra Stato e Regioni, introducendo una “clausola di supremazia” in base alla quale lo Stato potrà intervenire su materie che esulano dalla propria competenza al verificarsi di particolari condizioni o necessità. Sparirebbero dal quadro degli enti locali le Province.

I punti della riforma che più degli altri hanno animato il dibattito in aula (e fuori) sono quelli legati al nuovo Senato, allo status dei senatori e ai cambiamenti nel rapporto tra Governo e Parlamento. Proprio su queste tematiche sono intervenute, infatti, la maggior parte delle modifiche in ragione delle quali si sono resi necessari più passaggi tra Camera e Senato per giungere a un testo di riforma identico e procedere alla doppia deliberazione richiesta per la revisione costituzionale.

Alla luce di quanto sopra riassunto, è chiaro che il quesito del referendum sarà piuttosto corposo e difficilmente l’elettore potrà formarsi un’opinione nei pochi secondi che trascorrerà nella cabina elettorale davanti alla scheda di voto.

Per questo, non perdetevi i prossimi post e scriveteci a pillolericostituenti@gmail.com in caso di dubbi!

Qualche pillola in più:

  • Il bicameralismo perfetto italiano costituisce un unicum al mondo. Non esistono altri ordinamenti nei quali Camera e Senato svolgono esattamente le stesse funzioni e sono titolari entrambi del rapporto fiduciario nei confronti del Governo.
  • Nell’Unione europea, solo 13 Stati su 28 hanno una doppia Camera (negli altri ce n’è una sola). Di questi 13, solo 5 prevedono per la seconda Camera l’elezione a suffragio universale.
  • Il dibattito sulla riforma del testo costituzionale non è un tema nuovo della politica visto che è aperto fin dall’inizio degli anni Ottanta. Già nel 1983, infatti, con la costituzione della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, presieduta dall’allora deputato Aldo Bozzi, si discuteva della riduzione del numero dei parlamentari, del superamento o meno del bicameralismo perfetto, del Senato delle autonomie territoriali, di modifiche al procedimento legislativo, ecc.
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