Pillole d’Italicum: la nuova legge elettorale

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Il 4 maggio 2015 il Parlamento italiano ha approvato la nuova legge elettorale, giornalisticamente chiamata Italicum (legge 52 del 2015).

Questa legge disciplina l’elezione dei membri della sola Camera dei deputati e la sua entrata in vigore è stata posticipata all’1 luglio 2016 (più di un anno dopo la sua adozione) in modo da coordinarne gli effetti con l’approvazione della riforma costituzionale.

La legge non contiene alcuna disposizione in merito all’elezione dei componenti del Senato della Repubblica, data l’intenzione di trasformarlo, come previsto dal disegno di legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi, in un organo non più eletto direttamente dal popolo.

Il nuovo sistema elettorale disciplina, quindi, come si eleggono i 630 deputati: 618 eletti tramite i voti espressi sul territorio nazionale e 12 dai cittadini italiani residenti all’estero.

La formula prescelta è quella di una legge elettorale a base proporzionale, con l’assegnazione, ove necessario, di un premio di maggioranza (cioè l’assegnazione della maggioranza dei seggi a una lista al ricorrere di determinate condizioni di seguito illustrate). La legge individua altresì delle soglie di sbarramento (cioè richiede alle liste candidate il raggiungimento di una percentuale minima di voti per accedere alla ripartizione dei seggi) e detta tra i criteri di elezione dei candidati, i capilista bloccati e la parità di genere.

Il criterio che la nuova legge elettorale utilizza per l’assegnazione dei seggi è territoriale: ciò significa che l’Italia, al momento delle elezioni, sarà suddivisa in venti circoscrizioni elettorali corrispondenti a ciascuna regione, alle quali verrà attribuito, in proporzione al numero di abitanti ivi residenti, un numero determinato di seggi (che varieranno dai 101 deputati espressi dalla regione Lombardia, ai 3 rappresentanti del Molise).

Escluse Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige/Südtirol, che seguiranno un differente sistemavoting elettorale, le altre diciotto circoscrizioni saranno suddivise in collegi plurinominali che eleggeranno da tre a nove deputati ciascuno (quando un collegio elegge più di un rappresentante si definisce plurinominale; quando, invece, si elegge un solo candidato si parla di collegio uninominale).

La quantità dei collegi da costituire in ogni regione varierà in funzione del numero degli abitanti della regione stessa. In tutta Italia i collegi saranno complessivamente cento: in alcune regioni ci sarà un solo collegio (Molise), altre arriveranno ad averne due (Umbria e Friuli Venezia Giulia) fino ai diciassette della più grande circoscrizione italiana, rappresentata dalla Lombardia.

In ciascun collegio, le liste che verranno presentate agli elettori saranno composte da un capolista “bloccato”, seguito da un breve elenco di altri candidati (in media saranno circa sei o sette per collegio), disposti rigorosamente in ordine alternato secondo il genere (donna/uomo/donna/uomo), pena l’inammissibilità della lista stessa. Nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore al 50% per ciascuna lista e, in base allo stesso principio, anche nel complesso dei collegi della circoscrizione non è consentita la presenza di più del 60% dei capilista del medesimo genere. L’elettore potrà esprimere fino fino a due preferenze (da scrivere nella relativa scheda elettorale), purché di sesso diverso tra loro (cd. doppia preferenza di genere). Una doppia preferenza di candidati dello stesso genere comporta l’annullamento della seconda preferenza.

Solamente il capolista, il cui nominativo sarà presente nella scheda elettorale accanto al simbolo di appartenenza, potrà essere candidato in più di una circoscrizione elettorale, fino ad un massimo di dieci collegi diversi. Gli altri candidati potranno presentarsi in un solo collegio.

La previsione in base alla quale il capolista è bloccato ne determina l’automatica elezione per primo, a prescindere dalle preferenze degli elettori, nel caso in cui la stessa lista riuscisse a conseguire almeno un seggio. Se poi i consensi fossero tali da eleggere più di un deputato, al capolista “bloccato” seguirebbero tutti i candidati che via via hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.

Una volta che si saranno svolte le elezioni, i voti delle venti circoscrizioni verranno sommati tra loro e determineranno il risultato nazionale di ciascuna lista. Da questo risultato si otterrà il numero dei seggi spettanti a ciascuna lista sulla base di un calcolo proporzionale.

Le liste che nel calcolo nazionale non riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 3% dei consensi validi non accederanno alla ripartizione dei seggi.

A questo punto gli scenari possibili saranno i seguenti:

A) La lista più votata ha ottenuto non meno del 40% dei voti validi a livello nazionale.

Si procede ad una prima ripartizione proporzionale dei seggi in base alla cifra elettorale (il numero totale di voti) di ciascuna lista, con eccezione delle liste che non abbiano superato il 3% dei voti. Qualora, in base a questa ripartizione, la lista maggiormente votata ottenga almeno 340 seggi, la ripartizione proporzionale dei seggi diverrà definitiva.

Se, invece, la lista maggiormente votata non ottiene almeno 340 seggi, ma la sua cifra elettorale supera comunque il 40% dei voti validi espressi, alla lista verranno comunque assegnati 340 seggi, quale “premio di maggioranza“. Questo premio che la legge introduce è un correttivo del sistema proporzionale puro, il cui intento sarebbe quello di garantire la governabilità mediante l’attribuzione di una maggioranza stabile (il 54% dei seggi totali) alla lista più votata. Detratti i seggi assegnati con premio di maggioranza, i restanti seggi saranno ripartiti con la formula proporzionale.

B) La lista più votata non ha ottenuto il 40% dei voti validi a livello nazionale.

Se la lista più votata al primo turno non ha raggiunto la soglia del 40% dei consensi, si procederà a una seconda tornata elettorale, il cd. ballottaggio, che si svolgerà quindici giorni dopo la prima votazione e vi parteciperanno esclusivamente le due liste più votate al primo turno. La lista più votata al ballottaggio si vedrà assegnare il premio di maggioranza dei 340 seggi sopra indicato.

La ripartizione dei seggi così distribuiti avverrà nuovamente a livello territoriale: ciò significa che la scelta dei singoli candidati che risulteranno eletti alla Camera dei Deputati dovrà rispettare il numero di assegnazioni attribuite per legge a ciascuna circoscrizione e a ciascun collegio plurinominale.

Né al primo, né al secondo turno è prevista la possibilità di formare alcuna coalizione o apparentamento tra liste diverse.

Qualche pillola in più:

  • La nuova legge elettorale è stata approvata dal Parlamento dopo che la Corte costituzionale, con la sent. 1 del 2014, ha dichiarato l’illegittimità della precedente normativa per l’elezione dei membri della Camera e del Senato (l. Calderoli n. 270 del 2005, nota come Porcellum). Il Giudice costituzionale, con tale pronuncia, si è espresso per la prima volta sulla legislazione elettorale nazionale e in particolare, ha definito incostituzionale la legge Calderoli sia in ordine alla previsione del premio di maggioranza, attribuito in assenza del raggiungimento di una soglia minima di voti, sia per la previsione di liste bloccate (molto lunghe) che non consentivano all’elettore di scegliere i propri candidati, né tantomeno di conoscerli.
  • Anche sulla nuova legge elettorale sono già state sollevate questioni di legittimità costituzionale, al momento al vaglio della Corte costituzionale. In particolare, il Tribunale di Messina (con l’ordinanza del 17 febbraio 2016) ha sollevato diversi dubbi sulla costituzionalità dell’Italicum. Tra questi, richiamando la sent. 1 del 2014, il giudice messinese si è interrogato sulla legittimità del premio di maggioranza, assegnato al turno di ballottaggio in assenza del raggiungimento di una soglia minima di voti e della disposizione inerente ai capolista bloccati. La Corte, quindi, nei prossimi mesi sarà nuovamente chiamata ad esprimersi sulla legittimità del sistema elettorale nazionale.
  • L’art. 13 della legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi ha introdotto il giudizio preventivo di legittimità costituzionale nei confronti della legge elettorale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Ciò significa che, in caso di approvazione della riforma al referendum, le future leggi elettorali, entro dieci giorni dalla loro entrata in vigore, potrebbero essere sottoposte al controllo della Corte costituzionale, se almeno un quarto dei membri della Camera (158 deputati) o un terzo dei componenti del Senato (34 senatori) lo richiedono, depositando apposito ricorso presso al cancelleria della Corte, la quale sarebbe a sua volta chiamata ad esprimersi entro trenta giorni dall’avvenuta richiesta. In questo modo si eviterebbe quindi l’entrata in vigore di leggi elettorali considerate in contrasto con le disposizioni contenute nella Costituzione. Anche l’Italicum potrà essere oggetto di tale tipo di controllo.
  • Il 29 giugno 2016 la conferenza dei capigruppo della Camera dei Deputati ha calendarizzato (per il mese di settembre) una mozione presentata dall’opposizione, volta a proporre la modifica dell’Italicum. La finalità dei proponenti è quella di cambiare la normativa elettorale appena divenuta efficace, eliminando tutti quegli aspetti che – a loro avviso – potrebbero essere valutati illegittimi dalla Corte costituzionale.
  • Nella circoscrizione Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige/Südtirol si applicano disposizioni diverse da quelle sopra profilate. La Valle D’Aosta esprime un solo seggio e il sistema elettorale prevede che sia eletto il candidato che ottiene più voti; in Trentino-Alto Adige/Südtirol, invece, otto seggi vengono eletti mediante collegi uninominali e tre attraverso il sistema proporzionale.
  • Se il referendum costituzionale dovesse bocciare la proposta di revisione, l’elezione del Senato della Repubblica (non essendo stata disciplinata dall’Italicum) resterebbe regolata dal cd. Consultellum, cioè dalla normativa risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 e che consiste in un sistema proporzionale con soglie di sbarramento ma senza premi di maggioranza e possibilità di esprimere una preferenza.
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