L’importante è partecipare

hands-220163_1280La proposta di revisione della Costituzione approvata dalle Camere contiene significative novità anche in materia di partecipazione popolare.

Sono presenti, innanzi tutto, modifiche agli istituti del referendum abrogativo e dell’iniziativa legislativa popolare. Inoltre, la proposta di revisione introduce la possibilità di istituire nuove forme di referendum (propositivi e di indirizzo). Resta invece immutato l’istituto (in realtà scarsamente utilizzato) della petizione.

Vediamo, più nel dettaglio, quali sono le novità oggetto della proposta.

Le modifiche al referendum abrogativo nella proposta di revisione costituzionale

Una premessa “storica”

Una delle maggiori criticità dell’attuale disciplina del referendum abrogativo è legata al “quorum strutturale” per la validità della consultazione. Infatti, come già spiegato in un precedente post, affinché il referendum abrogativo sia valido, è necessario che si rechino alle urne almeno la metà più uno degli elettori.

Questa soglia, in passato, veniva ampiamente raggiunta in ogni consultazione, quando il tasso di astensione “fisiologica” (cioè il numero di persone che non va a votare indipendentemente dal tipo di consultazione) era molto basso.

Al contrario, negli ultimi anni, il mancato raggiungimento del quorum ha determinato l’invalidità di numerosi referendum abrogativi (con la sola eccezione della tornata del 2011).

Questo, essenzialmente, per due ragioni combinate: da una parte è diminuita la percentuale di votanti effettivi (che fino all’inizio degli anni ’90 si attestava, per le elezioni politiche, attorno al 90%); dall’altra, è mutato l’atteggiamento delle principali forze politiche rispetto all’invito all’astensione.

Infatti, mentre nelle prime tornate referendarie i partiti (di volta in volta) contrari alle proposte referendarie invitavano gli elettori a votare “NO”, lo strumento dell’invito all’astensione è divenuto più appetibile con l’avanzare degli anni, in quanto consente di sommare il “non voto fisiologico” (sempre crescente) al “non voto dei contrari”.

Se, ad esempio, l’astensionismo “fisiologico” può stimarsi nel 30% degli elettori, è sufficiente che un ulteriore 20% (di contrari) non si rechi alle urne per determinare il “fallimento” della proposta referendaria.

A prescindere dalla legittimità, o meno, dell’invito all’astensione, è innegabile che questo meccanismo abbia determinato, nelle ultime consultazioni referendarie, uno squilibrio tra promotori e contrari.

Per tali ragioni, sono state avanzate – da più parti – proposte di modifica della disciplina del referendum e, in particolare, del “quorum”.

Referendum abrogativo, verso un “quorum” flessibile.

Uno dei meccanismi proposti dalla dottrina consiste nel rendere “flessibile” il quorum di validità.

In particolare, il quorum non avrebbe una misura fissa (la metà più uno degli elettori), ma sarebbe calcolato sulla base del numero dei votanti effettivi (ad esempio, la metà più uno di coloro che hanno votato alle ultime elezioni). In questo modo, si otterrebbe l’effetto di annullare il peso dell’astensionismo fisiologico, senza abolire del tutto il quorum.

Questo sistema era già stato accolto dallo Statuto della Regione Toscana ed è oggi contenuto anche nella proposta di revisione costituzionale.

L’art. 75 della Costituzione, nel progetto di revisione, prevede, infatti, un doppio binario. Se la proposta di referendum abrogativo proviene da 5 regioni o da 500 mila elettori, nulla cambia. Il quorum resta della metà più uno degli elettori.

Se, invece, la proposta è sottoscritta da un numero più alto di elettori (almeno 800 mila), al referendum si applica il quorum più basso pari alla “maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati”.

Ad esempio, applicando questo meccanismo alla percentuale di votanti alle ultime elezioni (72,25%), il quorum di validità sarebbe di poco superiore al 36%.

Questa agevolazione, però, entrerebbe in funzione – come anticipato – solo in presenza di proposte referendarie che ottengano un maggiore consenso nella fase della raccolta firme (800 mila, invece che 500 mila). In altre parole, sarà comunque valida la proposta referendaria proveniente da “soli” 500 mila elettori, ma dovrà confrontarsi con un quorum più elevato.

Nel caso in cui la proposta provenga da almeno cinque Regioni, invece, continuerebbe ad applicarsi il quorum “classico”, in ogni caso.

L’iniziativa legislativa popolare: cosa c’è di nuovo

La proposta di revisione costituzionale, contiene anche modifiche alla disciplina dell’iniziativa popolare.

L’istituto consiste nella possibilità, per i cittadini, di proporre un progetto di legge “redatto in articoli” che verrà poi esaminato dalle Camere (o dalla sola Camera dei Deputati, nel nuovo assetto, per le materie “monocamerali”).

L’iniziativa popolare ha, fino ad oggi, ottenuto scarso successo, per l’assenza di garanzie sull’effettiva discussione dei progetti di legge presentati.

Con la riforma, il numero di firme necessarie triplica dalle attuali 50 mila, alle “future” 150 mila.

In compenso, è previsto che i regolamenti parlamentari debbano stabilire tempi, forme e limiti per garantire “la discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare”. Il maggior successo dell’istituto, quindi, è rimesso ai futuri regolamenti parlamentari e sarà tanto maggiore quanto più stringenti saranno le garanzie che conterranno.

I referendum “propositivi” e “di indirizzo” (e le “altre forme di partecipazione”)

Un’interessante novità della proposta di revisione riguarda la previsione di introdurre, a livello nazionale (istituti simili sono già previsti in alcune Regioni e Comuni), anche referendum “propositivi” (il cui oggetto potrebbe consistere nell’approvazione o la mera promozione di una proposta di legge o di provvedimenti di diversa natura) e referendum “di indirizzo” (il cui oggetto dovrebbe essere l’approvazione di risoluzioni), nonché “altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali”.

L’effettiva istituzione di questi istituti, peraltro, è rimessa ad una futura legge costituzionale (che dovrà essere approvata con lo speciale meccanismo aggravato spiegato in un precedente post) e ad una successiva legge (bicamerale), di attuazione.

Pertanto, per avere maggiori dettagli sulle effettive caratteristiche di tali forme di partecipazione sarà (perlomeno) necessario attendere l’approvazione della suddetta legge costituzionale.

Qualche pillola in più:

  • Le leggi in materia di referendum e quelle su altre forme di consultazione rientrano tra quelle “bicamerali” (che, quindi, dovranno essere approvate da entrambe le Camere).
  • Il progetto di riforma, se da una parte tenta di rafforzare alcuni istituti di partecipazione popolare “classici”, non introduce nuove forme di partecipazione (come quella del “dibattito pubblico”, che eventualmente potranno essere introdotte con la legge costituzionale indicata nel nuovo art. 71), né contiene aperture sull’uso di strumenti tecnologici (che in altri ordinamenti – compresa l’UE – sono impiegati, ad esempio, per la raccolta delle firme).

 

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