Qualcosa di nuovo sotto il sole: gli inediti della riforma

Nei precedenti post in tema di riforma abbiamo analizzato le modifiche al testo costituzionale e agli istituti in esso disciplinati: dalla composizione del Senato, al bicameralismo perfetto, dal procedimento legislativo agli strumenti di democrazia diretta, dalla revisione del Titolo V alle cariche elettive, molti sono i cambiamenti che il ddl Renzi-Boschi propone.

Accanto a questi interventi, vi sono inoltre una serie di novità che, in caso di esito favorevole del referendum del 4 dicembre prossimo, potremo leggere in Costituzione.

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Vediamo quali sono le principali:

  • art. 64, secondo comma – obbligo per i regolamenti parlamentari di disciplinare i diritti delle minoranze e lo statuto delle opposizioni: le modifiche ai regolamenti di Camera e Senato in tal senso dovranno essere introdotte con delibere assunte a maggioranza assoluta dei membri di ciascuno dei rami del Parlamento.
  • art. 64, sesto comma – dovere per ciascun membro del Parlamento di partecipare alle sedute di Assemblea e ai lavori nelle Commissioni: si tratta di un nuovo dovere costituzionale rivolto a deputati e senatori, che mirerebbe a contenere la diffusa pratica dell’assenteismo.
  • art. 70 – nuovo procedimento legislativo, secondo le modalità già descritte in un precedente post.
  • art. 71, quarto comma – nuove tipologie di partecipazione popolare: la riforma introduce referendum propositivi e consultivi, secondo le modalità già descritte in un precedente post.
  • art. 72, sesto comma – potere di impulso del Governo per velocizzare l’attività legislativa della Camera: il Governo potrà ottenere che la Camera dei Deputati entro 5 giorni dalla richiesta introduca un disegno di legge con priorità all’ordine del giorno e che si pronunci sullo stesso entro 70 giorni, quando la legge in parola sia essenziale per l’attuazione del programma di governo e non rientri tra quelle bicamerali (art. 70, primo comma) o in tema di amnistia, indulto o equilibrio di bilancio. I tempi di esame in commissione e la complessità del disegno di legge possono far slittare il termine ultimo per la delibera dell’aula di ulteriori 15 giorni. In tali casi, i termini a disposizione del Senato per prendere in esame la legge e proporre modifiche sono dimezzati rispetto a quelli individuati dall’art. 70, terzo comma: i senatori avranno quindi 5 giorni per chiedere di prendere in visione la legge e 15 per analizzarla e, se del caso, suggerire cambiamenti al testo.
  • art. 73, terzo comma – giudizio preventivo di legittimità costituzionale sulla legge elettorale di Camera e Senato: la riforma introduce una nuova attribuzione della Corte costituzionale in materia elettorale (v. anche art. 134, secondo comma). Infatti, su richiesta di almeno un quarto dei deputati o di almeno un terzo dei senatori, le leggi che disciplinano l’elezione dei membri di Camera e Senato saranno sottoposte al giudizio di legittimità costituzionale della Corte costituzionale. La domanda dovrà essere avanzata entro 10 giorni dall’approvazione della legge, termine prima del quale la legge non potrà essere promulgata dal Presidente della Repubblica. La Corte avrà 30 giorni per pronunciarsi sulla costituzionalità della legge elettorale, durante i quali la promulgazione sarà sospesa. Il giudizio di illegittimità costituzionale espresso dalla Corte impedisce la promulgazione della legge.
  • art. 117, quarto comma – potere sostitutivo dello Stato: la riforma riscrive le competenze legislative statali e regionali, come già descritto in un precedente post. Inoltre, su proposta del Governo, anche le materie che sarebbero di competenza regionale, potranno essere disciplinate con legge statale, quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.
  • art. 122, primo comma – parità di genere: la riforma costituzionalizza l’esigenza che le leggi elettorali regionali contengano disposizioni in grado di favorire l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.
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