La Storia è maestra di…riforme costituzionali

In attesa del voto del 4 dicembre, può essere utile farsi un’idea delle riforme costituzionali che, dal 1948 ai nostri giorni, sono state approvate in Italia.

Ciascuna riforma è un processo complesso, fortemente influenzato dal contesto politico e storico in cui prende forma.

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Quindici sono state le revisioni al testo costituzionale approvate sino ad oggi e cioè:

  1. legge cost. 2/1963, modifica degli artt. 56, 57, e 60: con questa legge si fissò il numero dei deputati a 630 e dei senatori a 315, e venne modificata la durata del Senato da 6 anni a 5, allineandola a quella della Camera dei Deputati.
  2. Legge cost. 3/1963, modifica degli artt. 57 e 131: con tale intervento venne istituita la Regione Molise.
  3. Legge cost. 2/1967, modifica dell’art. 135: la durata della carica di giudice della Corte costituzionale passò da 12 a 9 anni.
  4. Legge cost. 1/1989, modifica degli artt. 96, 134 e 135: con tale riforma la giurisdizione dei reati ministeriali fu demandata alla magistratura ordinaria.
  5. Legge cost. 1/1991, modifica dell’art. 88: fu introdotta un’eccezione al divieto per il Capo dello Stato di sciogliere le camere durante i suoi ultimi sei mesi di mandato. Tale potere rimane esercitabile laddove il c.d. “semestre bianco” coincida con gli ultimi sei mesi della legisalatura;
  6. Legge cost. 1/1992, modifica dell’art. 79: la revisione aggravò il procedimento di approvazione delle leggi di amnistia e indulto (introducendo una votazione a maggioranza dei 2/3 di ciascuna Camera), e introdusse altresì  il divieto di applicabilità delle leggi di aministia e indulto per reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
  7. Legge cost. 3/1993, modifica dell’art.68: fu abolita l’autorizzazione a procedere in giudizio contro i parlamentari  da parte della Camera di appartenenza.
  8. Legge cost. 1/1999, modifica degli artt. 121, 122, 123 e 126: tale riforma modificò la forma di governo regionale nonché l’autonomia statutaria delle Regioni a statuto ordinario.
  9. Legge cost. 2/1999, modifica dell’art. 111: la legge portò a inserire il principio del giusto processo in Costituzione (nel rispetto del contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale, e con procedimenti di  ragionevole durata).
  10. Legge cost. 1/2000, modifica dell’art. 48: la revisione intervenne istituendo la circoscrizione estero per l’esercizio del voto e la rappresentanza dei cittadini residenti all’estero.
  11. Legge cost. 1/2001, modifica degli artt. 56 e 57: fu introdotto un numero fisso di deputati e senatori eletti dai cittadini italiani residenti all’estero: 12 per la Camera, 6 per il Senato.
  12. Legge cost. 3/2001, modifica degli artt. 114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 123, 124, 125, 127, 129, 130 e 132. La revisione del Titolo V del 2001 modificò il riparto di competenze legislative, amministrative e finanziarie tra Stato, Regioni ed enti locali, introdusse le Città metropolitane e sistemi di regionalismo differenziato e produsse l’abrogazione degli artt.  115, 124, 125, primo comma, 128, 129 e 130 della Costituzione.
  13. Legge cost. 1/2003, modifica dell’art. 51: la riforma introdusse il principio della promozione delle pari opportunità tra uomini e donne da parte della Repubblica nei pubblici uffici e per le cariche elettive.
  14. Legge cost. 1/2007, modifica dell’art. 27: si abrogò la previsione che contemplava la pena di morte nei casi previsti dalle leggi militari in tempo di guerra.
  15. Legge cost.1/2012, modifica degli artt. 81, 97, 117 e 119: fu introdotto in Costituzione il principio del cd. “equilibrio di bilancio”, dietro la richiesta dell’Unione europea, formalizzata nel Trattato sul Fiscal Compact.

La maggior parte delle riforme approvate raggiunse nella votazione finale la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascun ramo del Parlamento. In cinque occasioni (leggi cost. 1/1989, 1/1992, 1/2000, 1/2001, 1/2003), fu raggiunta la maggioranza assoluta nella seconda delibera ma nessuno avanzò richiesta di referendum.

Nella storia della Repubblica, a seguito di approvazione a maggioranza assoluta da parte di Camera e Senato, in sole due occasioni si è svolto un referendum confermativo come quello che si svolgerà il 4 dicembre prossimo.

La prima volta sulla legge cost. 3/2001 e il corpo elettorale votò favorevolmente alla revisione del Titolo V, con una maggioranza dei voti a favore pari al 64,20% (e con un’affluenza al voto del  34,10% degli elettori).

Al contrario nel 2006, al referendum gli italiani bocciarono la riforma approvata dalle Camere, nota con il nome di “devolution“. La revisione proposta prevedeva, tra le altre cose, il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di deputati e senatori, l’aumento dei poteri del Primo Ministro, la devoluzione di competenze legislative alle regioni, la trasformazione del Presidente della Repubblica in organo di garanzia dell’unità federale della Repubblica, l’introduzione della clausola di supremazia. Nella votazione, i cittadini che votarono NO alla riforma furono pari al 61,29 % di quanti si recarono alle urne (52,46 % del corpo elettorale).

 

 

 

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