Corte costituzionale come “giudice delle leggi”: chi, cosa, quando e perché

La Corte costituzionale riveste spesso il ruolo di “giudice delle leggi” perché la Costituzione la individua quale unico organo del nostro ordinamento competente a giudicare la legittimità costituzionale della legge.

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Ciò equivale a dire che la Corte costituzionale è l’organo incaricato di controllare che determinate norme (c.d. oggetto del controllo) siano conformi o meno al dettato costituzionale (c.d. parametro del controllo). 

L’oggetto del giudizio

L’articolo 134 della Costituzione contiene l’elenco degli atti normativi di cui la Corte costituzionale può essere chiamata a valutare la conformità costituzionale:

  • leggi ordinarie dello Stato;
  • atti aventi forza di legge dello Stato (decreti legislativi e decreti legge);
  • leggi delle regioni;
  • leggi delle province autonome di Trento e di Bolzano.

Anche le leggi di rango costituzionale, vale a dire approvate secondo il procedimento legislativo descritto all’art. 138 Cost., possono costituire l’oggetto di un giudizio di legittimità costituzionale; ogni altra fonte del diritto non citata tra le precedenti ne è, invece, esclusa (consuetudini, regolamenti parlamentari, regolamenti delle regioni e degli enti locali, atti normativi dell’Unione europea, trattati internazionali).

Il parametro del giudizio

La Corte costituzionale giudica se l’oggetto del giudizio sottoposto al suo controllo è conforme o meno agli articoli della Costituzione e alle leggi costituzionali.

I vizi dell’atto normativo

L’atto normativo sottoposto al controllo della Corte costituzionale può essersi macchiato di un vizio formale o sostanziale: nel primo caso, violando quegli articoli della Costituzione che disciplinano il suo procedimento di approvazione; nel secondo caso, violando gli articoli costituzionali che ne delimitano il contenuto (competenza ad intervenire soltanto in una determinata materia; necessità che rispetti principi e diritti della nostra Costituzione). Infine, la Corte può rilevare un vizio di irragionevolezza.

Le due vie di accesso alla Corte costituzionale

La Corte costituzionale può essere investita di una questione di legittimità costituzionale attraverso due tipi di ricorso:

1. ricorso in via incidentale: si configura quando, nel corso di un giudizio (amministrativo, civile, penale…), il giudice (amministrativo, civile, penale…) solleva – d’ufficio (autonomamente) o su domanda di una delle parti del giudizio (parti private o pubblico ministero) – una questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale. È però necessario che sussistano le seguenti condizioni per “adire” la Corte:

  • impossibilità di interpretazione conforme a Costituzione: il giudice deve preventivamente verificare se è possibile superare il dubbio di costituzionalità della disposizione impugnata per via interpretativa, cercando di fornire un’interpretazione di quella disposizione che non contrasti con la Costituzione. Solo qualora sia impossibile, si sarà realizzata la prima condizione per poter interrogare la Corte;
  • rilevanza: la questione di costituzionalità è rilevante quando ha ad oggetto una disposizione che deve essere necessariamente applicata nel giudizio in corso per poterlo definire;
  • non manifesta infondatezza: la questione di costituzionalità è non manifestamente infondata quando il giudice nutre un dubbio ragionevolmente serio e non pretestuoso in ordine alla costituzionalità della disposizione in esame.

Al ricorrere di queste condizioni, il giudizio in corso verrà sospeso fino alla pronuncia risolutiva della Corte costituzionale.

Il giudizio in via incidentale è definito concreto perché ha ad oggetto disposizioni che devono essere (concretamente) applicate nel giudizio in corso, nonché indisponibile perché, una volta promossa la questione di costituzionalità, il giudizio innanzi alla Corte prosegue indipendentemente dalla volontà degli altri soggetti coinvolti.

2. ricorso in via d’azione: si configura quando lo Stato (nella persona del presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei ministri) impugna una legge regionale o una regione (nella persona del presidente della giunta regionale, previa delibera della giunta regionale) impugna una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o una legge di un’altra regione per motivi di legittimità costituzionale.

Si tratta di un ricorso asimmetrico perché lo Stato può lamentare la violazione di qualsiasi norma costituzionale da parte della legge regionale, mentre la regione può denunciare soltanto l’invadenza della sua sfera di competenza (indicata essenzialmente all’art. 117 Cost. link) da parte della legge statale o di altra regione.

Il giudizio in via d’azione è definito astratto perché verte sul contenuto prescrittivo della disposizione impugnata, a prescindere dalla sua concreta applicazione in un giudizio in corso (infatti può essere promosso soltanto entro 60 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica della legge statale o regionale), nonché disponibile perché, una volta promosso, il giudizio innanzi alla Corte può essere dichiarato estinto se i soggetti promotori (Stato/regioni) vi rinunciano avendo risolto i loro contrasti con accordi politici.

Le sentenze pronunciate dalla Corte all’esito del suo controllo di costituzionalità possono essere suddivise in due macrocategorie:

  • sentenze di rigetto: la Corte respinge la questione di costituzionalità e la disposizione della cui costituzionalità si dubitava rimane invariata e vigente. Tuttavia, potrà essere nuovamente sottoposta a controllo di costituzionalità;
  • sentenze di accoglimento: la Corte, accogliendo la questione di costituzionalità, dichiara l’illegittimità costituzionale della disposizione impugnata, che viene cancellata dall’ordinamento giuridico e dunque non potrà più essere applicata né produrre effetti.

Le sentenze della Corte non possono essere impugnate (art. 137 Cost.).

Qualche pillola in più:

  • entrambi i giudizi esaminati sono successivi perché hanno ad oggetto disposizioni normative già in vigore; preventivo (precedente all’entrata in vigore) è il controllo di costituzionalità delle leggi elettorali di Camera e Senato che la riforma costituzionale intende introdurre;
  • il nostro sistema di controllo di costituzionalità è di tipo accentrato, perché è stata istituita una sola Corte incaricata di questo compito, ma ad accesso diffuso perché tutti i giudici possono rivolgervisi.
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