Comunque vada sorgerà ancora il sole: il giorno dopo il referendum la Costituzione non cambia

Dopo circa due anni e mezzo dalla presentazione del disegno di Riforma costituzionale Renzi – Boschi, ieri si è tenuto il tanto atteso referendum attraverso il quale più di 46 milioni di italiani sono stati chiamati alle urne per decidere se confermare la riforma dei 47 articoli della Costituzione, votando SÌ, oppure negarne l’entrata in vigore, optando per il NO.

no-referendum

I dati definitivi hanno registrato una decisa prevalenza dei voti negativi rispetto a coloro che si sono espressi favorevolmente per la modifica della Costituzione italiana ed, in particolare, secondo i dati del Ministero dell’Interno, coloro che hanno preferito il NO sono stati il 59,11% dei votanti, più di 19 milioni di persone, contro il 40,89% dei SI, circa 12 milioni e 700 mila elettori.

Ciò significa, dunque, che il testo della Costituzione della Repubblica italiana rimarrà del tutto invariato e nessuna delle modifiche proposte, benché già votate e approvate dal Parlamento, entrerà quindi in vigore.

La giornata di ieri si è caratterizzata, inoltre, per una significativa affluenza al voto: il 68,48% degli italiani (65,47% se si considera la partecipazione dei cittadini residenti all’estero) si è recato alle urne, facendo registrare, dal 1995 ad oggi, la più alta partecipazione ad una elezione referendaria (su tutti, si consideri che il Referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare della scorsa primavera ha visto la partecipazione del 32,16% degli aventi diritto; mentre il Referendum costituzionale del 2006, il 52,46%).

A livello locale, le regioni in cui si è registrata la più elevata affluenza sono state il Veneto, con il 76,6% dei votanti, l’Emilia Romagna, con il 75,93% e la Toscana, con il 74,45%; mentre è la Calabria che ha visto la più bassa partecipazione al voto con il 54,43% dei votanti, seguita a breve distanza dalla Sicilia, con il 56,65%, dove si è registrato, però, insieme al dato della Sardegna (con il 72,22% dei NO), il record di voti contrari alla legge di revisione costituzionale (il 71,58% dei cittadini siciliani ha votato NO al referendum).

Di tutte le venti regioni italiane, è prevalso solo in tre il voto favorevole alla Riforma ed, in particolare, in Trentino Alto Adige (con il 53,87% dei Si), in Toscana (con il 52,51%) e, seppur di pochissimo, in Emilia Romagna (con il 50,39%).

Altrettanto significativo è apparso il dato dei maggiori comuni italiani: a Milano, Bologna e Firenze la maggioranza degli elettori si è espressa per il SI, rispettivamente con il 51,13%, 52,23% e 56,29%; mentre a Roma (con il 59,42%), Napoli (con il 68,28%), Palermo (72,31%), Torino (con il 53,58%), Genova (con il 58,96%), Venezia (con il 59,11%) e Bari (con il 68,35%) è prevalso il NO con percentuali decisamente più accentuante.

Considerando quindi la grande partecipazione e l’immediato ed evidente risultato, contrariamente ai pronostici, il voto dei cittadini italiani residenti all’estero non ha dunque avuto un peso determinante per l’esito referendario e comunque non si è riscontrata alcuna rilevante irregolarità, come paventato alla vigilia del 4 dicembre. Su poco più di 4 milioni di italiani residenti all’estero, hanno votato circa 1 milione e 200 mila persone, pari al 30,74% degli aventi diritto: i voti favorevoli alla revisione costituzionale sono stati il 64,70% (poco più di 700 mila elettori) contro il 35,30% dei voti contrari, le schede nulle sono state 119 mila e solo 533 quelle contestate.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, a meno di due ore dalla chiusura dei seggi ha espresso la volontà di dimettersi e oggi stesso rimetterà il proprio mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Al Presidente Sergio Mattarella è quindi affidato ora il compito di gestire la “crisi” e dare inizio alle consultazioni per decidere poi quale via istituzionale percorrere. Al momento in cui si scrive, lo scenario che appare più accreditato è quello che vede la formazione di un «governo tecnico politico» che provveda sia a rispettare gli impegni e le scadenze che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi mesi (quali, su tutti, l’approvazione della legge di bilancio) sia a modificare l’attuale legge elettorale. Il sistema oggi in vigore (il cd. Italicum) è infatti valido esclusivamente per la Camera dei Deputati e, considerando che dopo il voto di ieri il Senato della Repubblica è destinato a rimare un organo direttamente eletto dal popolo, appare a questo punto doverosa un’organica riforma elettorale prima di indire nuove elezioni.

Nondimeno, alcune forze politiche reclamano lo scioglimento delle Camere e il ritorno alle urne per i cittadini nel più breve tempo possibile.

Non resta che attendere per capire gli sviluppi. Nel frattempo, il sole continuerà certamente a sorgere.

Qualche pillola in più dopo il referendum:

  • Il Senato della Repubblica rimarrà quindi un organo direttamente elettivo, composto da 315 componenti;
  • L’art. 70 Cost. continuerà a prevedere un sistema bicamerale perfetto: Camera dei Deputati e Senato della Repubblica manterranno le stesse identiche funzioni legislative, di indirizzo politico e di controllo;
  • Rispetto alla ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, il titolo V della Costituzione, rimanendo invariato, manterrà sia la cd. competenza concorrente sia la competenza residuale che nel progetto di riforma il legislatore era intenzionato a modificare integralmente.
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