Marchons Macron!

Domenica 7 maggio i cittadini francesi hanno eletto il loro nuovo Presidente della Repubblica: con il 66% dei voti ha vinto il giovane candidato di centro Emmanuel Macron contro la sfidante della destra nazionalista del Front National Marine Le Pen.

macronfoto

L’elezione del Presidente della Repubblica in Francia avviene a suffragio universale diretto: ciò significa che sono i cittadini francesi aventi diritto al voto (che abbiano cioè compiuto 18 anni) che, ogni 5 anni, esprimono la propria scelta per eleggere la più alta carica dello Stato.

L’art. 7 della Costituzione francese individua un sistema di voto a doppio turno eventuale per l’elezione del Presidente: se infatti nel primo turno nessuno dei candidati ottiene la maggioranza assoluta dei voti espressi dai cittadini (cioè almeno il 50% + 1 delle preferenze), avrà luogo il ballottaggio 14 giorni dopo la prima tornata elettorale. In tale occasione verrà chiesto all’elettorato di scegliere tra i due candidati che al primo turno abbiano ottenuto più voti.

L’elezione di Macron è avvenuta, per l’appunto, al ballottaggio, in quanto il 23 aprile nessun candidato aveva raggiunto la maggioranza assoluta dei consensi.

Nella storia della Quinta Repubblica francese, cioè dal 1958 a oggi, nessun presidente è stato eletto al primo turno.

La Francia è una Repubblica semi-presidenziale, per cui il Presidente della Repubblica è il detentore del potere esecutivo, ma non in maniera esclusiva (come invece avviene negli Stati Uniti d’America): è prevista infatti una condivisione di tale potere tra il Presidente e il Primo Ministro. Quest’ultimo viene nominato dal Presidente della Repubblica, ma deve ottenere la fiducia del Parlamento per poter svolgere le proprie funzioni.

Il Parlamento, sede del potere legislativo, diviso in due Camere (Assemblea nazionale e Senato) è eletto ogni 5 anni un mese dopo rispetto alle votazioni per il Presidente della Repubblica. Può capitare, quindi, che il partito che ha sostenuto il Presidente non ottenga la maggioranza in Parlamento. Quando si verifica che Presidente della Repubblica e maggioranza in Parlamento appartengono a schieramenti politici differenti si assiste alla cd. coabitazione, fenomeno che può complicare l’attuazione del programma presidenziale. In questi casi il Presidente non potrà che nominare un primo ministro che ottenga la fiducia dal Parlamento, il quale nell’esercizio dei poteri esecutivi sosterrà idee politiche non coincidenti con quelle del Presidente. È evidente che, quando ciò succeda, i poteri esecutivi presidenziali risulteranno fortemente indeboliti.

Nella storia della Quinta Repubblica francese si è assistito al fenomeno della coabitazione in tre occasioni:

  • Mitterrand-Chirac (1986–1988)
  • Mitterrand-Balladur (1993–1995)
  • Chirac–Jospin Period (1997-2002)

Occorre precisare che attualmente la coabitazione è meno probabile che si verifichi rispetto al passato. Infatti, prima del 2000, la durata in carica del Presidente della Repubblica francese era di 7 anni, mentre quella del Parlamento di 5. Questo sfalsamento di tornate elettorali incrementava il rischio di un voto popolare critico nei confronti dell’operato del Presidente al momento dell’elezione del Parlamento. A seguito di una riforma costituzionale, nel 2000 si è deciso di ridurre la durata della carica di Presidente della Repubblica a 5 anni, con votazioni presidenziali e parlamentari a distanza di un mese l’una dall’altra.

Ciononostante, le votazioni nazionali che si svolgeranno in Francia il prossimo 11 giugno (con secondo turno il 18 giugno) sono considerate un importante primo banco di prova per Macron, specie vista la grande frammentazione partitica del panorama politico francese e la tenuta, nonostante la sconfitta, di una considerevole percentuale di consensi per il Front National della Le Pen.

Trova le differenze:

In Italia i cittadini non eleggono il proprio Presidente della Repubblica, il quale, ai sensi dell’art. 83 Cost., viene eletto ogni 7 anni dal Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentanti delle Regioni: 3 per ogni Regione e 1 per la Valle d’Aosta. Ciò in ragione del fatto che l’Italia ha una forma di governo parlamentare, per cui la rappresentanza dei cittadini all’interno degli organi istituzionali nazionali  si esplica con l’elezione del Parlamento. D’altra parte in tali sistemi il Presidente della Repubblica non detiene poteri esecutivi né può svolgere funzioni di indirizzo politico del Paese. Il suo ruolo, ai sensi dell’art. 87 Cost. è quello di rappresentare l’unità nazionale dello Stato e garantire il rispetto della Costituzione.

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