La nuova legge elettorale sbarca alla Camera (parte 1)

Dopo il letargo invernale, nelle aule del Parlamento si è tornati a parlare di legge elettorale. Sì perché la legge attualmente in vigore va cambiata, su questo – almeno – sembrano tutti d’accordo.

Cerchiamo allora di capire qual è la legge elettorale attualmente vigente e quali le proposte di riforma in discussione.

In primo luogo occorre spendere due parole in generale sui sistemi elettorali, cioè le regole che permettono di trasformare i voti degli elettori in seggi.

Chi studia il diritto costituzionale apprende in fretta che esistono in teoria due grandi tipologie di sistemi elettorali: il sistema proporzionale e quello maggioritario.

Il primo, lo dice la parola, trasforma i voti in seggi applicando una formula basata sulla proporzione (appunto) tra voti ricevuti e seggi assegnati. Ad esempio, se ci sono 100 seggi da assegnare e il 40% degli elettori vota per il partito verde, il 30% per il partito blu, il 20% per il partito rosso e il 10% per quello giallo, 40 seggi saranno attribuiti ai verdi, 30 ai blu, 20 ai rossi e 10 ai gialli.

Con il sistema maggioritario, invece, chi ottiene più voti prende tutti i seggi in palio. Questa formula generalmente si utilizza per collegi uninominali o per l’elezione di una carica monocratica: il tipico esempio è l’elezione del sindaco (diventa sindaco chi ottiene più voti).

Tuttavia è difficile che le formule elettorali siano “pure”, e generalmente ogni sistema prevede dei correttivi: se la base è proporzionale i correttivi saranno “in senso maggioritario”, viceversa se la base è maggioritaria i correttivi saranno “in senso proporzionale”.

Poiché la base del sistema italiano è attualmente proporzionale (e  con la riforma in discussione non cambierà questo presupposto), tra i correttivi in senso maggioritario possono esserci dei correttivi verso il basso e verso l’alto.

Tra i primi annoveriamo per esempio le soglie di sbarramento: si decide cioè che chi non ottiene almeno una certa percentuale di voti non possa partecipare alla ripartizione dei seggi. Questo perché si ritiene che sotto quella soglia il soggetto politico che si è presentato alle elezioni non possa dirsi rappresentativo di una fetta di elettorato rilevante.

Tra i secondi, il tipico esempio è quello del premio di maggioranza che spesso integra un sistema a base proporzionale, e che consiste nell’assegnazione al soggetto politico che ottiene più voti, di un numero di seggi in più tali da garantirgli la maggioranza all’interno dell’organo collegiale eletto.

elettita

In Italia nel corso dei decenni si sono succedute diverse leggi elettorali. La nostra Costituzione non individua un sistema preferito e quindi il legislatore ha una certa libertà nel decidere quale formula adottare per eleggere i nostri parlamentari.

Attualmente sono in vigore due leggi elettorali diverse per Senato e Camera, frutto di interventi della Corte costituzionale e di riforme legislative.

In particolare, al Senato è attualmente in vigore il cd. Consultellum, una legge derivante dalla pronuncia 1 del 2014 della Corte costituzionale che ha smantellato alcuni punti della legge elettorale nota come Porcellum (impostata come sistema a base proporzionale con premio di maggioranza, soglie di sbarramento e liste bloccate). La Corte ha dichiarato l’incostituzionalità sia del premio di maggioranza sia delle liste bloccate, per cui attualmente per il Senato vige un sistema proporzionale con correttivi verso il basso (soglie di sbarramento). La ripartizione dei seggi avviene su base regionale: ogni regione elegge 7 senatori, ad eccezione del Molise che ne elegge 2 e della Valle d’Aosta a cui ne spetta 1.

Per la Camera dei deputati invece è in vigore l’Italicum, così come modificato dalla sentenza del gennaio scorso della Corte costituzionale, la n. 35/2017. La legge elettorale Italicum era stata approvata per la sola Camera dei Deputati nell’ottica della riforma costituzionale, poi bocciata al referendum del 4 dicembre, che avrebbe reso il Senato una camera non più eletta a suffragio universale dai cittadini. La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del ballottaggio tra le due liste più votate cosicché, se si votasse oggi, i deputati verrebbero  eletti con un sistema a base proporzionale e con premio di maggioranza assegnato solo alla lista che ottenga almeno il 40% dei voti validi; in caso nessuno raggiunga il 40%, la ripartizione dei seggi sarebbe puramente proporzionale. Per la Camera il calcolo dei voti avviene su base nazionale.

La complessità dei due sistemi elettorali di Camera e Senato, la difficoltà delle intese tra le varie forze politiche e l’asimmetria tra la normativa elettorale nelle due Camere, hanno alimentato l’esigenza di provvedere a una riforma del sistema, specie in vista di elezioni nazionali che non tarderanno troppo ad arrivare.

Dopo la presentazione di numerose proposte di legge di vario genere (dal ritorno al Mattarellum – cioè un sistema a base maggioritaria con correttivi proporzionali – al cd. “modello tedesco”), la Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato un testo base, giornalisticamente battezzato Rosatellum, dal nome del capogruppo PD, Ettore Rosato. Tuttavia tale testo risulta ad oggi già superato da emendamenti che trasformano il ddl a favore di un sistema elettorale che ricorda quello tedesco. Oggi è cominciata la discussione alla Camera.

L’idea di fondo del Rosatellum prevede un sistema elettorale che sia maggioritario uninominale al 50% e un proporzionale con liste bloccate corte (massimo 4 candidati per lista) per il restante 50%.

Si introduce una soglia di sbarramento al 5%: le liste che non raggiungono tale soglia non partecipano alla ripartizione dei seggi (cioè, non entrano in Parlamento).

La proposta elimina la possibilità delle candidature plurime (cioè, la possibilità che un candidato si presenti in diverse liste, scegliendo poi, a valle delle elezioni in quale circoscrizione essere eletto).

Il voto espresso dall’elettore è un voto di lista, alla lista cioè nel suo complesso, con la possibilità di esercitare il voto di penalizzazione, con il quale può cancellare dall’elenco dei candidati della lista per quale vota un nome “sgradito”.

Il sistema proposto sembrerebbe superare la ripartizione dei seggi diversificata tra Camera e Senato (che attualmente avviene, come ricordato, su base nazionale per i deputati e su base regionale per i senatori, spesso alimentando differenze di maggioranze tra i due rami del Parlamento).

Gli emendamenti approvati in questi giorni in Commissione Affari costituzionali disegnano invece un sistema di stampo sostanzialmente proporzionale.

Su questa premessa di fondo, metà dei collegi rimarranno uninominali e metà plurinominali, con liste corte e bloccate. Ciascun elettore esprimerà un voto per un candidato di collegio uninominale e uno per la lista. Quest’ultimo è il voto più importante perché in base alla percentuale di voti ottenuto dalle liste si determinerà la quota percentuale di seggi della stessa in Parlamento.

In Germania, però, alla percentuale di voti espressi per le liste si sommano gli eletti nei collegi uninominali, visto che il numero dei parlamentari è variabile. In Italia invece il numero è fisso per cui è da capire come il voto nei collegi uninominali e delle liste verrà conciliato (sempre che non si voglia modificare la costituzione nella parte in cui stabilisce il numero di senatori e deputati, riforma però non in agenda).

Attualmente gli emendamenti non introducono premi di maggioranza, per cui, al netto della soglia di sbarramento che rimane al 5%, questo sistema non risolve il problema della governabilità (anche vista la frammentazione politica attualmente presente nell’elettorato italiano). Elemento quest’ultimo che non sembra spaventare le varie forze politiche presenti in Parlamento che su questo nuovo testo sembrano in gran parte convergere.

Per capire al meglio il sistema elettorale che sarà votato dalla Camera nei prossimi giorni, e di pari passo con la discussione del testo in aula, proveremo a descrivervi il disegno di legge in dettaglio e gli eventuali emendamenti apportati.

Sempre che, alla fine, si arrivi davvero ad approvare una nuova legge elettorale. Non ci resta che…attendere (e forse piangere).

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