Elezioni UK 2017: May or May not?

All’indomani dell’election day, il Regno Unito si risveglia con una doccia fredda.

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Hung Parliament‘, titolano tutti i giornali, un parlamento appeso, senza che nessun partito raggiunga una maggioranza di seggi tale da garantire un governo stabile.

Cerchiamo di capire cos’è successo.

In primo luogo, ieri i cittadini britannici si sono recati alle urne per eleggere i membri della House of Commons, che sono in tutto 650. Il sistema elettorale inglese è un maggioritario, con collegi uninominali, per l’appunto 650. Ciò vuol dire che in ogni collegio ogni partito presenta un solo candidato e chi ottiene più voti in quel collegio viene eletto, secondo la formula “first-past-the-post” (non importa se chi viene eletto vince di un voto o di centinaia di voti sugli altri candidati).

Per poter formare un governo stabile, serve la maggioranza assoluta, cioè 326 seggi. Se un partito da solo non riesce a ottenere i seggi sufficienti, è possibile che si formi un governo di coalizione, con l’appoggio dei voti di altra forza politica e a seguito di contrattazioni tra i due partiti: ciò è per esempio avvenuto nel 2010, quanto i Tories (cioè il partito dei Conservatori – cioè la forza politica di destra) ottennero solo 306 seggi e formarono un governo di coalizione con i Liberal Democratici.

Le ultime elezioni in UK si erano tenute nella primavera del 2015 e avevano visto la vittoria dei Tories che avevano conquistato 330 seggi. Nel mentre si è svolto, nel giugno scorso, il voto sulla Brexit, che ha cambiato molti degli equilibri politici esistenti e, tra gli altri, ha visto l’allora leader dei Tories David Cameron dimettersi da Primo Ministro. Al suo posto è subentrata Theresa May.

Quest’ultima, nel marzo scorso ha notificato all’UE l’intenzione del Regno Unito di recedere dall’Unione ex art. 50 TUE, dando il via ai negoziati per l’uscita.

Sfruttando un momento in cui i Tories avevano un vantaggio nei consensi di ben 21 punti percentuali, secondo i sondaggi, rispetto ai Laburisti (cioè la sinistra inglese), per ottenere una maggioranza più cospicua a Westminster e per “rafforzare il mandato” dei Tories nelle negoziazioni con l’UE, la May ad aprile scorso ha indetto a sorpresa le elezioni per l’8 giugno, sicura di una vittoria sostanzialmente schiacciante.

In questi due mesi scarsi però il forte distacco si è via via andato assottigliando, e vuoi per alcune debolezze del programma presentato dal partito conservatore, vuoi per la scarsa simpatia che la May ha suscitato nell’elettorato, vuoi per i recenti fatti e le conseguenti dichiarazioni sulla sicurezza, vuoi anche perché i cittadini inglesi non hanno giudicato positivamente l’operato del partito attualmente al governo, ieri sera fin dai primi exit poll, i risultati sono apparsi molto diversi da quelli inizialmente sperati.

Infatti, ancorché abbiano conquistato la maggioranza relativa dei seggi, cioè 318, la vittoria di oggi per il partito conservatore ha il retrogusto della sconfitta cocente. Il particolare contesto, con vantaggio così evidente meno di due mesi fa e la matematica certezza del trionfo, rende il risultato del tutto insoddisfacente (nel 2010 i Tories avevano “vinto” guadagnando 12 seggi in meno di oggi, ma allora il risultato non era così scontato).

I Tories escono quindi tutt’altro che rafforzati da questa elezione, hanno perso seggi rispetto alla tornata del 2015, e non hanno nemmeno raggiunto i 326 parlamentari sufficienti per formare il governo.

Per questo, molte sono le voci che vorrebbero le dimissioni della leader in carica, a partire da Jeremy Corbyn, principale sfidante, e capo dei laburisti.

Ciononostante, come è emerso dal discorso che la May ha reso ai propri cittadini davanti al 10 di Downing Street (residenza e sede del Primo Ministro del Regno Unito), si formerà un governo di coalizione sostenuto dai Tories e con il supporto del partito dei Democratic Unionists in Northern Ireland, che apporta 10 seggi, idonei a garantire una seppur risicata maggioranza assoluta.

Fra circa 10 giorni si entra infatti nel vivo delle negoziazioni di Brexit ed è necessario che il Regno Unito si presenti con un Governo in carica, capace di svolgere le migliori trattative possibili per il proprio Paese.

Quello che è certo è che la posizione dell’UK ne esce indebolita agli occhi esterni e la situazione politica interna appare poco stabile.

Per il momento la May resiste, ma non è detto che duri. E siccome tutte le altre forze politiche, inclusi i liberal democratici che nel 2010 avevano appoggiato il governo Tory, hanno dichiarato fermamente che non scenderanno a patti con il partito conservatore questa volta, se strada facendo dovesse mancare l’appoggio degli Unionisti, l’unica alternativa rischierebbe di essere quella di indire nuovamente le elezioni.

Ma si sa, gli inglesi hanno il cuore nobile e l’orgoglio dell’impero e anche questa volta, comunque vada, sapranno cavarsela.

Qualche pillola in più:

  • rispetto alle elezioni del 2015 i Tories hanno in effetti aumentato del 5% il totale dei voti ricevuti, tuttavia i seggi non sono aumentati e al contrario diminuiti. Ciò è dovuto alle dinamiche del sistema maggioritario first past the post (non importa quanti voti prenda un candidato, se ce n’è un altro che ne ottiene anche solo uno in più, sarà lui ad essere eletto nel collegio);
  • diversamente che in Italia, il Governo del Regno unito non ha bisogno di un voto di fiducia “iniziale”, ma sono possibili voti di sfiducia (o di fiducia) in corso di mandato: pertanto, l’appoggio della maggioranza dei parlamentari è necessario affinché il Governo possa restare in carica e realizzare il proprio programma politico;
  • anche se i parlamentari sono 650 e quindi la maggioranza assoluta si raggiunge con 326 voti, occorre tener presente che 7 seggi sono occupati dai membri del Partito Sinn Fein, indipendentisti e repubblicani cattolici irlandesi che non partecipano alle votazioni in aula. Per questo, a meno che la politica di questo partito non cambi nella legislatura che va ad iniziare, si può considerare che la House of Commons sarà sostanzialmente composta da 643 membri e che la maggioranza assoluta sia raggiunta con 322 seggi.

 

 

 

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