L’Assemblée nationale francese En Marche!

Giugno 2017 a quanto pare è il mese delle elezioni e dei dibattiti sulle leggi elettorali.

Nel weekend appena trascorso anche in Francia i cittadini sono stati chiamati alle urne per eleggere l’Assemblea Nazionale del Parlamento, confermando il gradimento, dopo l’elezione di poco più di un mese fa, per il nuovo Presidente della Repubblica Emmanuel Macron.

assemblée nationale

In Francia, come in Italia, il Parlamento si compone di due Camere: l’Assemblée Nationale e il Sénat.

I cittadini francesi eleggono in via diretta solo la Assemblée Nationale, mentre il Senato è eletto con una formula indiretta: infatti i senatori vengono eletti dagli amministratori locali, a loro volta eletti dai cittadini.

L’elezione quindi della sola camera bassa del Parlamento avviene in Francia un mese dopo l’elezione del Presidente della Repubbica, a seguito di una riforma costituzionale del 2001 che ha equiparato la durata di questi due organi (prima di tale riforma le elezioni erano sfalsate, il presidente durava in carica 7 anni e il Parlameno 5).

Il sistema elettorale in vigore in Francia per eleggere i 577 membri dell’Assemblée Nationale è un sistema di tipo maggioritario, a doppio turno. Il territorio francese viene cioè diviso in 577 circoscrizioni (di cui 22 che rappresentano i territori di oltremare), in cui viene ogni partito presenta un solo candidato e risulta eletto chi tra tutti ottenga più voti.

A differenza del sistema maggioritario inglese, che è secco, cioè con un unico turno elettorale in cui vince chi ottiene più voti, in Francia è previsto un doppio turno, che si svolge a una settimana di distanza dalla prima tornata elettorale.

Infatti, per essere eletti al primo turno, occorre che il candidato ottenga il 50% più uno dei voti di quella circoscrizione (cioè la maggioranza assoluta) e a patto che i voti conquistati rappresentino almeno un quarto degli iscritti nelle liste del collegio: ipotesi, quella di conquistare la maggioranza assoluta al primo turno, senza dubbio possibile, ma generalmente poco probabile.

Per questo si svolge quasi sempre un ballottaggio, a cui partecipano i candidati che al primo turno abbiano ottenuto almeno il 12,5% del totale degli iscritti al collegio. Per questo, può capitare che il ballottaggio sia anche tra più di 2 candidati (generalmente si pensa al ballottaggio come al turno elettorale che coinvolge i soli due candidati più votati). Tra questi, vince chi ottiene più voti.

Il risultato delle recenti elezioni ha confermato il gradimento dei francesi per il neoeletto presidente, dal momento che il suo partito ha facilmente conquistato una maggioranza più che assoluta dei seggi. Il partito del Presidente, La République en Marche! ha infatti ottenuto 308 seggi, numero che assicura a Macron un forte sostegno dell’Assemblea per il quinquennio a venire. Insieme al MoDem, il partito che parimenti sostiene il Presidente, che conta su 42 deputati, Macron gode di un consenso in aula superiore al 60% dei deputati eletti.

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È stato così scongiurato il pericolo della c.d. cohabitation, cioè quel fenomeno che si verifica quando il Presidente della Repubblica non gode dell’appoggio della maggioranza in Parlamento, circostanza questa che ne indebolisce il mandato (e che si è verificata 3 volte nella storia della Repubblica francese).

Ulteriore dato significativo è che con questa elezione circa il 75% dell’Aula è stato rinnovato, ciò significa che sarà composta da deputati di prima nomina o che comunque non erano stati eletti nella precedente tornata elettorale del 2012.

Fortemente indeboliti sono i partiti storici di destra e di sinistra: i primi hanno conquistato 137 seggi, perdendone 92 rispetto alle elezioni del 2012. I socialisti e gli altri partiti di sinistra, che avevano ottenuto la maggioranza dei deputati nel 2012, risultano praticamente decimati, con appena 44 deputati eletti (287 in meno rispetto alla tornata elettorale precedente), di cui solo 29 del Partito Socialista dell’ex Presidente della Repubblica François Hollande.

Infine, un dato senza dubbio significativo è il forte astensionismo registrato: al primo turno pari al 50% e al secondo turno del 56%, indice della disaffezione e del disinteresse della cittadinanza francese nei confronti della politica.

 

 

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