Si nasce “soli”? Cosa dice il disegno di legge sulla cittadinanza

È finita in questi giorni sui giornali la bagarre verificatasi al Senato in occasione dell’arrivo in aula del disegno di legge sul cd. ius soli ai minori stranieri, già approvato alla Camera dei deputati nell’ottobre 2015 e fermo da mesi in Commissione Affari costituzionali.

Prima di addentrarci nelle previsioni del disegno di legge, occorre fare un po’ di chiarezza su cosa in effetti sia lo ius soli di cui tanto in questi giorni si parla, al di là degli slogan e delle tensioni politiche.

In base allo ius soli, la cittadinanza di un determinato Paese viene riconosciuta a tutti coloro che nascono sul territorio di uno Stato a prescindere dalla nazionalità dei genitori. Lo ius soli si contrappone, pertanto al cd. ius sanguinis, in base al quale la cittadinanza ad un individuo è attribuita sulla base del criterio della discendenza. È evidente che alla base dello ius soli e dello ius sanguinis ci sono due diversi concetti di cittadinanza: lo scopo del primo è quello di includere nel corpo sociale anche coloro che immigrano dall’estero, a prescindere dalle differenze culturali, linguistiche e religiose; lo scopo del secondo è, invece quello di mantenere l’omogenità etnico – culturale del corpo sociale stesso.

Attualmente in Italia l’acquisto della cittadinanza è regolato dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91, che disciplina meccanismi diversi per l’acquisto o la trasmissione della cittadinanza, sottoposti a specifiche condizioni.

In particolare:

  • è cittadino italiano per nascita il figlio di un cittadino italiano, madre o padre, e chi nasce in Italia da genitori ignoti o apolidi o che non possono trasmettere la propria cittadinanza in base alle norme dello Stato da cui provengono;
  • può diventare cittadino italiano per trasmissione chi è sposato con un cittadino italiano dopo due anni dal matrimonio se legalmente residente in Italia o dopo tre anni se residente all’estero;
  • può diventare cittadino italiano per concessione, in presenza di una serie di requisiti, il cittadino straniero residente legalmente in Italia da 10 anni, il cittadino di un paese dell’Unione Europea residente da almeno 4 anni, l’apolide residente da almeno 5 anni;
  • il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne, a condizione che abbia risieduto in Italia fino a quel momento legalmente e ininterrottamente e dichiari entro un anno dal compimento della maggiore età di volerla acquisire.

Ebbene, le norme in discussione ora al Senato andrebbero a modificare proprio quest’ultima ipotesi, introducendo una forma di ius soli temperato per i minori stranieri nati in Italia e il cd. ius culturae per quelli arrivati in Italia molto giovani.

Il disegno di legge prevede infatti che:

– sarà cittadino italiano per nascita chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del permesso di soggiorno permanente per cittadini extracomunitari o del permesso di lungo periodo per cittadini dell’Unione Europea, vale a dire sia residente in Italia legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni;

– potrà, inoltre, acquisire la cittadinanza italiana il minore straniero nato in Italia o che vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età, il quale abbia frequentato regolarmente sul territorio nazionale, per almeno 5 anni, uno o più cicli di istruzione o formazione;

– potrà, infine, acquisire la cittadinanza italiana anche il cittadino straniero che sia entrato in Italia prima del compimento della maggiore età, residente da almeno sei anni, che abbia frequentato regolarmente un ciclo scolastico o un percorso di istruzione professionale, conseguendo il titolo conclusivo.

Decidere se riconoscere o meno la cittadinanza italiana ai minori stranieri nati in Italia o arrivati nel nostro Paese da giovanissimi è un problema non da poco: secondo i dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2016, infatti, i minori stranieri in Italia sono circa un milione, la
maggior parte dei quali nati in Italia. Ove fosse approvato il disegno di legge, una quota consistente di essi avrebbe diritto a richiedere immediatamente l’acquisto della cittadinanza italiana sia per nascita sia a seguito del completamento di un ciclo di istruzione o formazione. Secondo i dati Istat e Miur rielaborati dalla Fondazione Leone Moressa[1], i beneficiari attuali sarebbero 800.600 e i beneficiari futuri 58.500 all’anno.

Ove invece il disegno di legge non fosse approvato, molti di  questi minori rimarrebbero senza tutela: la strada per ottenere la cittadinanza sarebbe molto più lunga e tortuosa e la loro permanenza sul territorio italiano, dove sono nati e cresciuti, sarebbe fino ai 18 anni legata al destino del permesso di soggiorno dei genitori.

 

Antonella Buzzi, avvocato e operatore legale minori stranieri non accompagnati

 

 

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