A come Assistenza sociale e Aiuti di Stato

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Assistenza sociale

È l’insieme degli interventi di contrasto alla povertà, assistenza alle persone inabili al lavoro e di perseguimento del benessere della collettività. Le misure in cui si realizza sono, tipicamente, l’offerta di servizi pubblici o l’erogazione di denaro, finanziati attraverso la fiscalità generale. Si tratta di un compito imprescindibile della Repubblica, che anche attraverso l’assistenza sociale  promuove l’eguaglianza sostanziale tra le persone.

Possono essere considerati come una forma di assistenza sociale i buoni di solidarietà alimentare erogati dai Comuni a favore dei singoli cittadini e dei nuclei familiari maggiormente interessati da difficoltà economiche dovute all’emergenza legata al virus Covid-19.

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Aiuti di Stato

È una forma di intervento pubblico, posta in essere dallo Stato ovvero mediante risorse statali, che determina un vantaggio economicamente apprezzabile in capo a specifiche imprese o produzioni: questa forma di intervento può concretizzarsi in misure come le sovvenzioni dirette, le esenzioni fiscali, i pagamenti, le assunzioni di partecipazioni sociali e similari, che abbiano l’effetto di rafforzare uno o più operatori di mercato, a discapito di altri.

L’art. 107 TFUE afferma una regola generale di incompatibilità degli aiuti di stato con il mercato comune europeo, fissando allo stesso tempo alcune eccezioni. Una prima categoria di deroghe riguarda quelle ipotesi di aiuti di stato che lo stesso art. 107 TFUE qualifica come legittime:

  • aiuti di carattere sociale concessi ai singoli consumatori (senza discriminazione dei prodotti sulla base della loro origine);
  • aiuti che compensino danni dovuti a calamità naturali o altri eventi eccezionali;
  • aiuti a regioni tedesche che compensino gli svantaggi dovuti alla divisione della Germania.

È presente una seconda categoria di deroghe, comprendente quelle ipotesi di aiuti di stato che possono essere considerate compatibili, in seguito a valutazione della Commissione o del Consiglio europeo. Si tratta, in particolar modo, di:

  • aiuti destinati a singole regioni con tenore di vita basso o con problemi di disoccupazione;
  • aiuti per progetti di comune interesse europeo;
  • aiuti per rimediare al grave turbamento dell’economia di uno Stato;
  • aiuti destinati allo sviluppo della cultura o alla tutela del patrimonio storico-artistico.

 

In seguito alla crisi di portata internazionale dovuta al virus Covid-19, la Commissione Europea, per mezzo di apposita comunicazione pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale  dell’Unione Europea il 20 marzo 2020, ha definito un quadro temporaneo per le misure di aiuti di stato a sostegno delle imprese colpite dall’emergenza, richiamando in particolar modo l’art. 107 comma 3, nella parte in cui prevede la possibilità di erogare aiuti di stato compatibili col diritto europeo perché motivati da situazioni di grave turbamento dell’economia di uno Stato membro (la Commissione non ha escluso, in ogni caso, la possibilità di applicare deroghe di diversa natura).

Il quadro temporaneo per le misure di aiuti di stato prevede, in primo luogo, che possano essere accordati sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili e agevolazioni fiscali, a patto che rispettino i seguenti requisiti:

  • l’aiuto non possa superare gli 800.000 euro e debba essere concesso sulla base di un regime con budget di previsione;
  • l’aiuto debba essere concesso entro il 31 dicembre 2020;
  • l’aiuto debba essere diretto a imprese che non erano in situazione di difficoltà economica alla data del 31 dicembre 2019.

Gli aiuti statali possono consistere in misure di diversa natura, quali ad esempio garanzie statali sui prestiti bancari, tassi di interesse agevolati sui prestiti, garanzie e prestiti veicolati tramite enti creditizi o altri enti finanziari, assicurazione dei crediti all’esportazione a breve termine.

La comunicazione della Commissione Europea del 3 aprile 2020 ha consentito ulteriori misure di sostegno pubblico, come ad esempio il sostegno alle attività di ricerca e sviluppo collegate alla pandemia, il sostegno alla produzione di prodotti per far fronte al virus Covid-19, il sostegno mirato sotto forma di differimento al pagamento delle imposte e/o di sospensione dei contributi previdenziali, il sostegno sotto forma di contributo ai costi salariali.

La comunicazione della Commissione Europea dell’8 maggio 2020 ha modificato ulteriormente il quadro temporaneo, consentendo fino al primo luglio 2021 aiuti sotto forma di ricapitalizzazione di società non finanziarie.

Nelle ultime settimane, si è parlato a lungo del prestito di Banca Intesa-San Paolo al gruppo Fiat Chrysler Automobili, per un ammontare di circa 6,3 miliardi di euro, dedicato alle attività italiane della multinazionale italoamericana. FCA costituisce, infatti, un gruppo internazionale di primo piano nella produzione di automobili, destinato ad assumere dimensioni ancora maggiori in seguito alla fusione col gruppo Peugeot-Citroen (impresa in parte controllata dallo Stato francese), operazione destinata a dar vita al quarto gruppo mondiale del settore e a generare un dividendo straordinario pari a 5,5 miliardi.

Il prestito a FCA sarà garantito dalla società SACE SIMEST del gruppo Cassa depositi e prestiti, istituzione controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Trattandosi di una garanzia del prestito richiesta de facto allo Stato italiano, si è posto il tema delle condizioni generali da porre a FCA come contropartita dell’impegno delle istituzioni statali.

Il c.d. Decreto liquidità approvato dal governo ha individuato una serie di paletti cui subordinare la garanzia statale del prestito. Non tutti i partiti politici li hanno, tuttavia, ritenuti sufficienti. Sono state avanzate delle proposte di ampliamento delle condizioni in questione in sede di conversione parlamentare.

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