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Debito pubblico

 

È calcolato sulla base dell’ammontare complessivo dei prestiti che vengono contratti periodicamente da Stato, Regioni, amministrazioni locali e altre istituzioni pubbliche per far fronte ai saldi negativi di bilancio.

Per coprire le eccedenze di spesa rispetto alle entrate, lo Stato può emettere titoli di debito, di diverso tipo e di diversa durata temporale, normalmente collocati sul mercato finanziario e acquistati da imprese, intermediari o privati cittadini che, versando un capitale determinato, ricevono il pagamento di una percentuale di interessi a cadenze regolari.

Il livello di indebitamento complessivo delle amministrazioni italiane ha raggiunto, nel corso degli anni, un ammontare significativo, pari a 2409 miliardi di euro alla data del 31 dicembre 2019, corrispondenti all’incirca al 134,8% del PIL, secondo le stime diffuse dalla Banca d’Italia e dall’ISTAT.

Sia la cifra del debito pubblico complessivo che il suo rapporto percentuale con il PIL sono destinati a crescere ulteriormente in seguito alla crisi economica dovuta all’emergenza legata al virus Covid-19. Nella bozza del Documento di economia e finanza pubblicata il 23 aprile 2020, si è stimato che il rapporto debito/PIL salirà al 155,7% nel 2020 per poi assestarsi al 152,7% nel 2021.

All’inizio del mese di marzo, il Parlamento italiano ha approvato la richiesta del governo ex art. 81 comma 2 Cost. di fare ricorso a un ulteriore indebitamento dello Stato per mettere in campo le misure necessarie ad affrontare le conseguenze sanitarie, economiche e sociali della crisi. È stata avanzata da parte del governo una seconda richiesta in tal senso, alla fine del mese di aprile, contestualmente alla presentazione del nuovo Documento di Economia e Finanza per il 2020.

Il 18 marzo del 2020, la Banca Centrale Europea ha annunciato un Programma straordinario di acquisto per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP), attivo in via temporanea per l’acquisto di titoli del settore privato e pubblico con una dotazione complessiva pari a 750 miliardi di euro. In particolar modo, per l’acquisto di titoli del debito pubblico da parte degli Stati membri, il benchmark per la ripartizione fra i vari Paesi seguirà il criterio della partecipazione al capitale della BCE da parte delle singole banche nazionali.

Il   5   maggio   il   Tribunale   costituzionale   federale   tedesco (Bundesverfassungsgericht – anche BVerG) ha dichiarato l’illegittimità della decisione con cui la Banca Centrale Europea ha varato, nel marzo 2015, il programma di acquisto di titoli di Stato, noto come Public   Sector   Purchase   Programme   (anche   PSPP)   e   ha   censurato   la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dell’11 dicembre 2018   (sentenza   Weiss,   11   dic   2018),   richiesta   proprio   dal   Tribunale costituzionale tedesco tramite rinvio pregiudiziale, in cui la Corte Europea aveva affermato la legittimità di quel programma. La   sentenza   del BVerG non   è   direttamente   relativa   all’emergenzacoronavirus, ma ha un fortissimo impatto a cascata sul programma, del tutto analogo a quello oggetto della sua pronuncia, adottato il 18 marzo 2020 per far fronte alla crisi economico determinata dalla diffusione del   Covid-19.   Il   giudice   costituzionale   tedesco   infatti   elabora   una regola   di   diritto   che   è   applicabile   anche   al Pandemic   Emergency Purchase Programme (anche PEPP).

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Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM)

 

Il decreto del Presidente del Consiglio (dpcm) è un atto privo di ogni tipo di modello normativo e che non trova, nel diritto vigente, una disciplina organica, né alcun riferimento tipologico. Per ciò che importa qui il dpcm è la denominazione degli atti con cui si manifesta la volontà del Presidente del Consiglio. Si tratta di una denominazione che viene adottata per una pluralità variegata di atti, molto diversi per contenuto. Con dpcm vengono, ad esempio, fatte le nomine di competenza del Presidente del Consiglio, viene regolata la struttura amministrativa della Presidenza del Consiglio, viene emanato il regolamento del Consiglio dei ministri. Ma con dpcm vengono anche adottati i regolamenti presidenziali. Si tratta di atti che compongono, insieme ai decreti governativi e ai decreti ministeriali le fonti secondarie del nostro ordinamento, pur non essendo previsti espressamente dall’art. 17 della legge 400 del 1988.

Il Decreto del Presidente del Consiglio ha raggiunto, nel corso dell’emergenza coronavirus, un’importanza straordinaria e una notorietà senza precedenti. Con d.p.c.m. sono stati infatti adottati atti di importanza storica, e in particolare quelli emanati tra l’8 e il 23 marzo, che  hanno disposto  l’ordine di non uscire dalle proprie abitazioni, combinandolo alla chiusura di tutte le attività economiche non essenziali. 

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Decreto legge

È un atto normativo del Governo, avente forza di legge. Ciò significa che ha la stessa efficacia, attiva e passiva, della legge. Il rango gerarchico del decreto legge è uguale a quello della legge ordinaria del Parlamento. Per questa ragione, e per il fatto che il potere legislativo è attribuito al Parlamento, il Governo è abilitato ad adottare decreti legge solo in presenza di casi straordinari di necessità e urgenza. Il decreto legge inoltre produce effetti per un periodo limitato di 60 giorni, entro il quale il Parlamento deve convertirlo in legge (adottando una legge, detta legge di conversione). Se il decreto legge non viene convertito in legge entro 60 giorni i suoi effetti decadono ex tunc, sin dall’inizio. Il decreto legge cioè è come se non fosse mai stato adottato. 

Sono stati diversi i decreti legge adottati nel corso dell’emergenza. Il primo (d.l.n. 6 del 2020) è stato adottato Il 23 febbraio 2020 e ha abilitato le autorità competenti ad adottare misure di contenimento di diversa intensità a seconda che si applichino alle aree in cui si erano già registrati casi di contagio (art. 1) e in quelle non ancora colpite (art. 2). Il decreto-legge ha poi stabilito che le misure indicate vengano adottate con dpcm, su proposta del Ministro della salute (art. 3). Il decreto-legge n. 9 del 2020 contiene misure di sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. Stabilisce inoltre il divieto per i sindaci di adottare ordinanze sindacali contingibili e urgenti “in contrasto con le misure statali”.Sempre con decreto-legge, il n. 14, viene disposto il potenziamente delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale. Sulla base del decreto-legge n. 14 invece viene nominato, con decreto del Presidente del consiglio dei ministri, il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle azioni per il contrasto dell’emergenza epidemiologica, al quale sono conferiti diversi poteri, anche in deroga alle leggi. Di particolare importanza poi anche il decreto noto come “Cura Italia”, d.l. n. 18 del 2020, che ha quattro ambiti di intervento: il potenziamento del sistema sanitario e della Protezione Civile; la protezione del lavoro e dei redditi; il sostegno alla liquidità delle imprese e delle famiglie; la sospensione delle scadenze per il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali ed assistenziali. Con decreto-legge, il n. 19 del 2020 vengono poi disposte ulteriori limitazioni alla libertà delle persone, in particolare stabilendo divieti di riunioni o assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la “sospensione delle cerimonie civili e religiose”, limitazioni dell’ingresso nei luoghi destinati al culto, oltre a varie limitazioni di attività commerciali. L’ 8 aprile sono stati adottati due decreti-legge: il n. 22 che stabilisce misure urgenti per garantire la regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e lo svolgimento degli esami di Stato; e il n. 23 che prevede, tra le altre cose, misure di sostegno alla liquidità delle imprese e la sospensione dei termini per i versamenti contributivi. A maggio sono stati adottati: il decreto-legge n. 30 del 10 maggio 2020, in materia di studi epidemiologici e di uso dei dati per finalità statistiche; il decreto-legge n. 33 del 2020, che dispone l’allentamento delle misure di contenimento, eliminando il divieto per gli all’interno della Regione e stabilendo per il 3 giugno la data per la riapertura della libera circolazione sul territorio nazionale; e il decreto-legge del 19 maggio 2020, che stabilisce misure di sostegno al lavoro e all’economia.

 

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