P di pandemia e parlamento…(segue)

 

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Pandemia

E’ un’epidemia caratterizzata da una sostenuta capacità di trasmissione e da un’estesa diffusione territoriale. Generalmente con il termine pandemia si indica un’epidemia che coinvolge almeno due continenti.

La dichiarazione dell’esistenza di una pandemia spetta all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato pandemia il focolaio internazionale di infezione da Covid-19.

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Parlamento

E’ l’organo assembleare rappresentativo della sovranità popolare e titolare del potere legislativo.

Il parlamento della Repubblica italiana ha una struttura bicamerale, si compone cioè di due Camere: la Camera dei Deputati, composta di 630 deputati, e il Senato della Repubblica composta da 315 senatori.

La composizione del parlamento repubblicano riprende il modello del Parlamento dell’Italia liberale pre-fascista, che affiancava ad una camera elettiva, la Camera dei Deputati, una camera di nomina regia, il Senato del Regno d’Italia ma se ne differenzia notevolmente. Il Parlamento del Regno d’Italia aveva una struttura bicamerale differenziata, si componeva cioè di due camere che però erano diversamente legittimate e svolgevano funzioni diverse.

Il Parlamento della Repubblica italiana invece ha una struttura bicamerale (art. 55 co.1 Cost: il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica) paritaria e perfetta. Camera dei deputati e Senato della Repubblica sono entrambe camere legittimate elettivamente e composte di parlamentari che, senza vincolo di mandato, rappresentano l’intera nazione. In particolare, bicameralismo perfetto e paritario significa che la funzione legislativa e` esercitata collettivamente dalle due Camere (art. 70 Cost.) e che il Governo deve avere la fiducia delle due Camere (art. 94 Cost.). Nonostante ciò, l’idea dell’Assemblea costituente era quella di realizzare un bicameralismo paritario ma non identico. Camera dei Deputati e Senato della Repubblica infatti, non sono perfettamente coincidenti e mantengono diverse differenze, alcune delle quali particolarmente importanti. Anzitutto diversa ne è la composizione: mentre la Camera dei deputati è composta interamente da membri elettivi, il Senato della Repubblica invece conta al suo interno un numero variabile di membri nominati (senatori a vita) o componenti di diritto (ex Presidenti della Repubblica). Differente è anche l’elettorato, sia quello attivo (per la Camera possono votare tutti i cittadine che abbiano compiuto 18 anni, mentre per il Senato quelli che ne abbiano compiuti 25) sia quello passivo (alla Camera possono essere votati cittadini che abbiano compiuto 25 anni, al Senato cittadini che abbiano compiuto 40 anni). Un’ulteriore diversità sta nella base elettorale di riferimento (l’art. 57 Cost. stabilisce infatti che il Senato sia eletto su base regionale).

Durante l’emergenza coronavirus, il Parlamento è stato protagonista soprattutto di due dibattiti. Il primo si è aperto su come far funzionare il Parlamento al tempo del coronavirus. Le soluzioni proposte sono state diverse. La più radicale è stata quella secondo cui il Parlamento dovrebbe continuare a lavorare seguendo le indicazioni ordinarie. Secondo questa ipotesi, nulla dovrebbe cambiare nei lavori parlamentare durante questa fase di emergenza. Un’altra ipotesi avanzata è stata quella del voto “scaglionato” o prolungato. Secondo questa soluzione il Parlamento avrebbe potuto lavorare prolungando in più giornate le sessioni di voto, in modo da poter scaglionare la presenza in aula dei parlamentari e permettere di evitare che al suo interno si creino aggregazioni di persone.

Un’altra ipotesi è stata quella del voto “telematico”, realizzato attraverso l’utilizzo di piattaforme che permettano di discutere e votare a distanza. Altri invece hanno avanzato l’idea far lavorare il Parlamento a “presenze limitate”. L’idea cioè di trovare un accordo tra i gruppi parlamentari per ridurre il numero dei presenti in aula, selezionando coloro che saranno presenti in modo da garantire la proporzionalità fra i gruppi parlamentari, che la casuale diffusione del virus potrebbe invece alterare. Questa è stata l’ipotesi seguita per le prime sedute, in virtù di una decisione assunta, all’unanimità, dalla conferenza dei capigruppo (l’organo interno a ciascuna Camera composto dai presidenti dei gruppi parlamentari). Si tratta di un accordo che ha solo valore politico e che non ha alcun effetto giuridicamente vincolante. Ciò significa che se i singoli deputati volessero potrebbero comunque partecipare al voto. Impedire a un deputato l’esercizio del suo mandato sarebbe infatti incostituzionale. 

Il secondo dibattito ha riguardato il suo coinvolgimento. Tra tutti gli atti normativi adottati nella gestione dell’epidemia, gli  unici atti di origine parlamentare sono state leggi di conversione dei decreti legge adottati dal Governo. Oltre a ciò, il Parlamento si è reso protagonista solo come sede di audizione del Presidente del Consiglio o di altri Ministri.

Si deve segnalare poi il fatto che il referendum costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari, previsto per il 29 marzo, è stato rinviato in autunno.

 

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